I PROFESSORI DEL SUD CAUSA DI OGNI ARRETRATEZZA DEL MERIDIONE……..

Concordo in toto e "di più", da studente calabrese laureatosi, per scelta, a Torino, nonchè, poi, da ex docente in Istituti
scolastici di tutta la ex provincia di Catanzaro,  iniziando da Nicotera a Cirò Marina, passando per Vibo, Serra San Bruno,
Chiaravalle, Nicastro, Soveria Mannelli, Crotone ed anche per Joppolo, Filadelfia, Petilia Policastro, Cotronei, Nocera Terinese,
Sambiase, Belcastro, Isola Capo Rizzuto ed Altre ancora, mancandomi, forse, soltanto Savelli,
con due Figlie che, dopo aver conseguito il diploma al Liceo Scientifico di Vibo sono emigrate, per scelta, alle Università del
Nord, a Bologna, Una ed a Milano l’Altra, concordo, ribadisco, con quanto scritto, amaro sfogo, dalla Collega Anna Pia Perri 
e pubblicato su "Il Quotidiano" di oggi, che riporto di seguito: 
"«Noi dileggiati professori del Sud»

NOI dileggiati professori del Sud che abbiamo continuato a studiare con i figli in grembo dando vita al “lifelong learning”

prima ancora che lor signori se ne avvedessero presso il Dicastero deputato all’Istruzione.

Noi dileggiati professori del Sud che abbiamo patito il freddo nei rigidi inverni trascorsi in scuole prive di riscaldamento;

che ci siamo inerpicati lungo tortuosi sentieri di montagna dal singolare nome di strade, alla ricerca di scuole fatiscenti,

gremite di studenti per i quali l’italiano era parlato alla stessa stregua di una lingua straniera.

Noi dileggiati professori del Sud che armati di una buona dose di professionalità abbiamo seguito con eguale impegno

corsi di formazione da Erice a Tirano perché, nonostante tutto, ci sentiamo “Fratelli d’Italia” e, nella convinzione di un

confronto proficuo fra culture diverse, ci rechiamo finanche in terre straniere perché vorremmo essere, allo stesso modo,

“Fratelli d’Europa”.

 Noi dileggiati professori del Sud che facciamo quotidianamente i conti con allievi “parcheggiati” nelle scuole dentro

un presente dalle poche certezze e in assoluta assenza di futuro, che non trovano fra i loro ricordi quello di aver preso

mai un aereo o persino di possedere un computer come i loro connazionali coetanei del Nord.

Noi dileggiati professori del Sud che sorridiamo con un velo di rassegnazione, che non sa mai di resa, quando facciamo

di tutto per elevare le competenze dei nostri ragazzi, fedeli, come siamo, alle strategie europee di Lisbona che ci

suggeriscono come diventare “l’economia più competitiva del mondo”.

Noi dileggiati professori del Sud che abbiamo piena coscienza di vivere in regioni da “obiettivo convergenza” e non lo

abbiamo mai tenuto nascosto.

Noi dileggiati professori del Sud la cui unica colpa è quella di esser nati in una terra di nessuno, una “terra desolata”

assai simile a quella descritta dal poeta T. S. Eliot perché davvero “qui non c’è acqua, ma solo roccia”.

Noi dileggiati professori del Sud che cediamo i nostri figli eccellenti, preparati da “impreparati” docenti del Sud, alle

università del Nord e pur tuttavia, non fidandoci più del sistema scolastico italiano e delle scelte di alcuni ministri che

lo impersonano, li mandiamo a trascorrere periodi di studio all’estero.

Noi dileggiati professori del Sud ora aspettiamo come una manna l’istituzione dei corsi di formazione programmati

ad hoc per noi, solo ed esclusivamente per noi, al fine di risollevare le sorti del Meridione, colmando l’annoso gap di

un’Italia spezzata mentre ci assilla il dubbio se la complessa “Questione Meridionale” possa essere veramente imputabile

alla impreparazione di noi professori del Sud, così come si dice o si tenta di far credere.

Anna Pia Perri

docente Istituto Vito Capialbi 

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