L’IMPUNITA’ E’ LEGGE DELLO stato !!!!!

Se verranno impedite le intercettazioni, verrà annullato un indispensabile mezzo di indagine contro qualunque delinquente.
Da "Il Quotidiano della Calabria":
" Stretta sui reati e carcere per i giornalisti che pubblicano i colloqui

ROMA – Una stretta sui reati intercettabili e il carcere (fino a tre anni) per i giornalisti che pubblicano le telefonate.

Sono i punti caldi del ddl del ministro della Giustizia Angelino Alfano, varato dal governo il 13 giugno e attualmente all’esame della commissione Giustizia alla Camera.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vorrebbe limitare il potere dei giudici di disporre l’ascolto e la registrazione di conversazioni telefoniche

alle sole indagini di mafia e terrorismo.

Ma la contrarietà di Lega e An ha fatto sì che nel ddl arrivato in Parlamento, tra i reati intercettabili compaiano anche quelli contro la pubblica

amministrazione, tra cui corruzione e concussione.

A settembre ricomincerà il confronto in commissione.

I deputati dovranno esaminarenonsolo il testo del governo, ma anche una proposta di legge del Pd che riprende, con alcuni ammorbidimenti,

il ddl proposto dall’allora Guardasigilli Clemente Mastella della scorsa legislatura.

Ecco i punti principali al centro del dibattito.

REATI INTERCETTABILI – Il testo di Alfano prevede la possibilità di registrare tutte le telefonate che rientrano nelle indagini per reati

con pene superiori ai 10 anni.

Contrario il Pd, che vorrebbe invece mantenere il limite attuale, più basso, di cinque anni. Per i reati contro la pubblica amministrazione, che

Berlusconi vorrebbe escludere da quelli intercettabili, il ddl governativo all’esame della Camera non cambierebbe nulla rispetto a quanto previsto oggi.

Sono infatti inclusi i delitti che prevedonopenefino a cinque anni, e quindi anche la corruzione.

Sarebbero, infine, intercettabili in ogni caso i delitti gravissimi, come quelli di mafia e pedofilia, ma anche l’ingiuria, la minaccia, l’usura e lo stalking.

SANZIONI AI GIORNALISTI – Carcere da uno a tre anni e un’ammenda fino a 1.032 euro per chi pubblica le telefonate di cui sia vietata la divulgazione.

In questo modo il ddl Alfano irrigidirebbe di molto le sanzioni per i giornalisti, che adesso (articolo 684 del codice penale) arrivano al massimo a 30

giorni di arresto e a 258 euro di ammenda.

Il Pd vorrebbe escludere del tutto il carcere e introdurre un’ammenda di 10.000 euro al massimo (il ddl Mastella arrivava a 100.000).

SANZIONI ALLE ‘TALPE” – Concordano maggioranza e opposizione sulle pene da applicare a chi «prende diretta cognizione degli atti del procedimento

penale coperti da segreto»: da uno a tre anni di carcere.

E la reclusione fino a cinque anni per chi rivela gli atti secretati di cui è venuto a conoscenza «in ragione del proprio ufficio».

VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO – La ‘togà che ha “pubblicamente rilasciato dichiarazioni » sul procedimento che gli è stato

affidato, in base al testo di Alfano, ha l’obbligo di astenersi.

Mentre il capo dell’ufficio (o il Pg) deve provvedere a sostituire il magistrato che risulta iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio.

LIMITI DI TEMPO – Stretta anche sui tempi, nel ddl del governo: intercettazioni possibili per non più di tre mesi; nel caso di reati di criminalità organizzata, mafia,

terrorismo o di minaccia col mezzo del telefono si potrà arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.

DIVIETO DI PUBBLICAZIONE – Il testo di Alfano prevede il divieto assoluto di pubblicazione per gli atti di indagine preliminare, anche quando è venuto meno il s

egreto istruttorio e fino alla conclusione delle indagini o, se prevista, dell’udienza preliminare.

Il Pd chiede di far coincidere il limite con la fine delle indagini preliminari.

DIVIETO UTILIZZO IN PROCEDIMENTI DIVERSI – Il governo chiede che le intercettazioni non possano essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali

sono state disposte, fatta eccezione per i reati più gravi, come mafia e terrorismo( fino ad oggi, invece,eranoconsentite per tutti i reati con arresto in flagranza).

ARCHIVIO RISERVATO –

Piace al governo e all’opposizione l’idea, originariamente contenuta nel ddl Mastella, di istituire un archivio riservato nel quale custodire

il testo delle intercettazioni.

AUTORIZZA UN COLLEGIO – Il testo del Guardasigilli affida l’autorizzazione a intercettare non più a un singolo magistrato, ma a un collegio, costituito presso il

tribunale del capoluogo della provincia cui fa capo il Pm.

PROCESSI IN CORSO – Maggioranza e opposizione concordano nel non applicare le nuove disposizioni ai processi in corso.

Il ministro Alfano

Il presidente del Consiglio solidarizza col Professore: «Il Parlamento intervenga». Ma incassa un no secco: «La legge non cambi»

Da Prodi “picche” al Cavaliere

Scontro a distanza con Berlusconi sugli stralci pubblicati da “Panorama”

Primo piano

Il Professore intercettato. Sotto la lente della Procura di Roma la vendita dell’Italtel (Iri) alla Siemens

LA SCHEDA

di ELISABETTA MARTORELLI

ROMA – Romano Prodi intercettato.

L’ex presidente del Consiglio che – siamo a fine giugno 2007 quando era a Palazzo Chigi – parla febbrilmente al telefono. 

Scampoli di conversazioni pubblicati dal settimanale "Panorama", spezzoni di dialoghi con i suoi collaboratori in cui l’ex premier cerca di soddisfare

le richieste di parenti e amici coinvolgendo – attraverso il suo staff – ministri e sottosegretari, come il ministro alla Sanità Livia Turco e all’Università

Fabio Mussi. Ritratta di una costola dell’inchiesta svolta dalla procura di Bolzano per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell’Italtel dell’Iri alla Siemens,

avvenuta negli anni ’90 con Prodi a capo del colosso di Stato.

I magistrati cercano tra i fondi neri del gruppo tedesco, frugando tra le conversazioni del braccio destro del Professore e suo vice all’Iri, Alessandro Ovi.

 Ecco il perché di tante telefonate, a iniziare da quelle di Ovi, l’allora presidente del Consiglio e altri politici. Telefonate che ora la procura altoatesina ha

trasmesso a Roma e che sono al vaglio del pm Roberto Felici.

Una parte di indagine, dunque, su un presunto giro di favori. Il fascicolo arrivato nella capitale é privo di indagati e il reato che potrebbe configurarsi

è quello di abuso d’ufficio.

A Bolzano Prodi non è stato mai indagato: nell’aprile dello scorso anno fu lo stesso procuratore capo ad escludere una circostanza del genere.

Dunque, Prodi che discute al telefono, che cerca di aiutare il consuocero, Pier Maria Fornasari, primario all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna,

che chiede di sbloccare finanziamenti pubblici per la sua attività scientifica. E si rivolge, secondo "Panorama", anche ai ministri Turco e Mussi.

E ancora Prodi che vuole dare una mano al nipote Luca, imprenditore nel settore dei brevetti, che vuole liberarsi di un socio e trovarne un altro,

e attiva anche Claudio Cavazza, presidente del colosso farmaceutico "Sigma Tau", al quale poi chiederebbe anche un finanziamento per il Pd.

Cavazza, a sua volta, avrebbe sollecitato aiuti legislativi e agevolazioni fiscali per la fondazione del suo gruppo farmaceutico.

In un’intercettazione Ovi dice: "Professore caro buona sera, hai trovato il messaggio?".

Prodi: "Si’, perfetto…Senti, hai parlato con Cavazza di quella cosa?". Ovi: "Allora… quella cosa.

Certo ho parlato, è molto molto interessato, il problema che ho studiato i patti parasociali: si sono fatti veramente ingabbiare.

Prima di far intervenire uno con le spalle forti (Cavazza, ndr) bisogna che loro si liberino di questi signori…".

Prodi: "Si mette da solo e fanno la loro roba…".

Romano Prodi

Sabato 30 agosto 2008

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