I SOLI (TI) NOTI, UNICI CHE “SFRUTTANO” IL TURISMO…..

Leggo su "il Quotidiano" un’analisi di Giuseppe Pasquino, su come viene attualmente "sfruttato" il turismo nella ns provincia, ed anche, aggiungo io,
nella ns regione in generale, da parte di alcuni o parecchi  (im)prenditori nostrani, analisi che condivido, ma, come molti sanno, purtroppo, vale non solo per Pizzo, ma è un atteggiamento diffuso: villaggi turistici completamente "isolati" dal contesto sociale, economico e culturale della Calabria!
"Turismo: una ricchezza per pochi

LA stagione estiva sta volgendo

al termine ed è tempo ormai di bilanci.

Il consuntivo non appare

roseo e ben pochi possono sorridere.

Il calo di presenze ed i ristretti

bilanci familiari hanno

determinato una contrazione dei

guadagni se non in molti casi anche

delle perdite rilevanti.

Chi ha fatto e fa la parte del leone

sono tuttavia i grandi villaggi

turistici, particolarmente quelli

collegati con i grandi tour operator

internazionali, a pieno regime

sin dai primi mesi dell’estate

ed ancora attivi sino a stagione

inoltrata.

Ma quanto beneficia il territorio

dalla presenza di queste complesse

strutture?

Lo spunto mi viene dato dall’analisi

del dato di Pizzo dove esistono

due gradi insediamenti turistici,

il Club Mediterranee ed il

Villaggio Garden, con migliaia

di presenze nel corso dell’anno.

Ma può essere esteso a luoghi

con situazioni analoghe. Il caso è

emblematico. Netta appare infatti

la separazione tra le strutture

ricettive ed il paese, in assenza

peraltro di mezzi pubblici di trasporto

in grado di garantirne un

collegamento stabile, non avendo

l’amministrazione comunale,

afflitta da problemi di bilancio,

nemmeno consentito che a sopportarne

il costo fossero i commercianti

del luogo, per come mi

è stato dagli stessi riferito. Ecco

dunque turisti irreggimentati in

visita nella in città solo con

escursioni programmate, alle

16,00 di ogni giornata, impossibilitati

pertanto a fruire dei beni

e servizi del posto. Una città che

ha consentito la riconversione

dei suoli e finanche l’asservimento

di una magnifica pineta,

si vede riservare le briciole a vantaggio

di pochi eletti.

Certo, le strutture danno lavoro.

Ed è un fatto positivo. Ma ne è

derivato un asservimento medievale

di buona parte della popolazione

come ai tempi dei servi della

gleba, che condiziona le stesse

scelte politiche ed elettorali, a favore

dell’unico imprenditore monopolista.

Pochi, infatti, hanno il

coraggio di contestare il grande

manovratore, con un palese arretramento

culturale della società.

Eppure i villaggi potrebbero

creare un grande circolo virtuoso.

Se innanzitutto se si avvalessero

prevalentemente di personale

del luogo. Invece, già per l’animazione

vengono assunte persone

da fuori, pur se tuttavia a

causa dell’oggettiva assenza di

personale qualificato nonostante

centinaia di inutili e dispendiosi

corsi di formazione pagati

dalla regione. Se poi promuovessero

il consumo di prodotti locali,

da quelli agricoli a quelli artigianali

dispensandoli già all’interno

delle strutture, generando

un effetto moltiplicatore sull’tessuto

economico circostante. Se

consentissero un maggior contatto

del turista con il territorio,

le sue bellezze artistiche e naturali,

il sistema commerciale, inglobando

dunque la città al villaggio

come parte di un tutto.

Emblematico a tal proposito l’esempio

di Tenerife nelle isole Canarie,

in Spagna.

Ma c’è bisogno di una sana politica.

Se il privato tende a tutelare

il proprio, le amministrazioni

pubbliche dovrebbero avere di

mira l’interesse collettivo. Bene

il concorso di Miss Italia ma non

sarebbe stata meglio una pista ciclabile

tra i villaggi e la città ?

Se i villaggi debbono rimanere

carceri per turisti è bene che non

se ne realizzino più. Meglio alberghi

che vivono nell’ambiente

circostante.

Una civiltà è tale se il benessere

è diffuso. Non dobbiamo tornare

al Medioevo. Non devono più esistere

i servi della gleba.

Giuseppe Pasquino

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