STANNO SMOBILITANDO LE STRUTTURE ANTIMAFIA !!??

Se quanto pubblcato risponde a verità, emerge chiaro il disegno di chi vuole favorire l’illegalità.
Da "Il Quotidiano della Calabria", leggo e testualmente riporto l’articolo che segue:
" Durante il convegno sul Decennio francese

Di Bella denuncia lo sfratto del Centro studi antimafia dall’Ateneo di Messina

IL Rettore dell’Università di Messina, Francesco Tomasello, con una lettera inviata al direttore del Centro studi e documentazione della

 criminalità organizzata professore Angelo Sindoni, gli ha annunciato lo sfratto, vale a dire la morte, dell’importante istituzione universitaria

 a carattere nazionale e l’unica istituzionalizzata, attualmente allocata in via Santa Cecilia”. A denunciarlo a Vibo Valentia, a margine del

convegno “Ordine e disordine durante il decennio francese”, il professore Saverio Di Bella, docente di Storia moderna presso quello stesso

Ateneo e che assieme a Falcone e Chinnici negli anni ‘80 ne era stato il fondatore e direttore fino alla metà degli anni ‘90.

Un convegno in cui, fra l’altro sono stati affrontati problemi connessi alla legalità, un tema molto caro allo storico che ne ha fatto la sua bandiera.

«Lo sfratto – prosegue il professore Di Bella, vibonese doc, già senatore dei partiti della sinistra in quel collegio, nonché componente

della commissione parlamentare Antimafia – coincide con la tragica fine del collega Adolfo Parmaliana che ho conosciuto proprio lì sia

per motivi legati ai suoi studi sulla mafia sia su quelli inerenti la Cgil Università, di cui ero il segretario.

Ed anche se Augusto era di una generazione successiva alla mia, ricordo la vivacità con cui affrontava i problemi sulla criminalità e sono

perfettamente d’accordo con suo fratello Biagio quando afferma che ad ucciderlo è stato l’isolamento in cui è stato cacciato sia dalle

istituzioni sia dal Ds, lo stesso partito in cui militava.

La chiusura definitiva del Centro, rappresenta qualora ve ne fosse bisogno, l’eliminazione di tutte quelle voci, quegli uomini che

danno veramente fastidio alla mafia.

Già il primo colpo al Centro glielo aveva dato – incalza Di Bella – il rettore Diego Cuzzocrea che aveva cambiato il nome da “Centro studi e

documentazione sulla criminalità mafiosa” in della criminalità, una manipolazione di non poco conto.

Avevamo una banca dati di enorme quantità e qualità a cui attingevano magistrati, del calibro di Falcone e Chinnici, politici, studiosi».

Il professore Di Bella  a questo punto s’infervora, alza il tono della voce e passa a raccontare le sue vicissitudini politiche e giudiziarie.

«Per quello che ho passato mi sarei dovuto uccidere anche io – asserisce – Quando, nella mia qualità di membro della commissione

Antimafia ho chiesto che si indagasse su alcuni appalti mafiosi, da accusatore sono diventato accusato e trascinato in giudizio senza

le benché minime garanzie costituzionali riservate a tutti i parlamentari della Repubblica, senza che nessuno né da destra né da sinistra

alzasse un dito. Ho subito 15 inchieste, intercettazioni telefoniche, riportando assoluzioni e qualche condanna per diffamazione.

In una di queste ultime sono stato condannato al risarcimento dei danni nei confronti di un magistrato, soldi che non ho voluto pagare

per principio e che di conseguenza mi vengono ancora trattenuti sullo stipendio».

 

 

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