PRIMA LE INDAGINI, POI IN POLITICA, NON VICEVERSA !!!!!

Dal blog di Antonio Di Pietro, a proposito della "salita" in politica dell’attuale "factotum",
presidente del consiglio, apprendo e riporto testualmente:
"

Il guastafeste – La politica di Berlusconi

Riporto un brano tratto da "Il guastafeste", la mia autobiografia pubblicata da "Ponte alle Grazie" e scritta dal mio intervistatore Gianni Barbacetto, dal titolo "L’opposizione sono io" (pag. 33).

Gianni Barbacetto: Per spiegare la politica di Berlusconi bisogna parlare di strategie processuali? Non si può proprio farne a meno?
Antonio Di Pietro: No. Per parlare della politica di Berlusconi bisogna per forza parlare di processi. E dunque: quando un soggetto viene sottoposto a indagine, ha di fronte tre possibili reazioni. La prima: accettarne le regole processuali e presentarsi dal magistrato. La seconda: scappare e darsi alla latitanza. Poi c’è la terza: darsi alla politica. Oggi buttarla in politica è diventato comune, ma dobbiamo riconoscere che è un’invenzione di Berlusconi. Ci sono le prove: dentro una sentenza del Tribunale di Brescia. Nel maggio 1998, Berlusconi deposita alla Procura di Brescia una memoria in cui denuncia i magistrati Francesco Greco, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Francesco Saverio Borrelli. Tutti colpevoli, secondo lui, di averlo perseguitato in conseguenza della sua decisione di entrare in politica. Tocca al giudice bresciano Carlo Bianchetti esaminare questa denuncia e arrivare, nel maggio 2001, alle conclusioni: nessun complotto contro Berlusconi, nessuna persecuzione. Anzi: le indagini sulla Fininvest non erano state una conseguenza del suo entrare in politica, perché « avevano preceduto, e non seguito, la sua decisione di scendere in campo ». Chiaro? Non sono i magistrati a indagarlo dopo che è diventato un politico, ma è Berlusconi che decide di diventare politico dopo che su di lui e le sue aziende vengono aperte numerose inchieste giudiziarie. Io tutto ciò lo so e non me lo dimentico. Ecco perché non ho potuto seguire Veltroni nella sua strategia del dialogo.

Gianni Barbacetto: Un’opposizione pregiudiziale, «a prescindere», direbbe Totò…
Antonio Di Pietro: Non è un’opposizione pregiudiziale, ci sono quattordici anni di storia politica di Berlusconi che mostrano a chiare lettere la natura del suo operato. La sua storia è lì a dimostrare che ha sempre plasmato le sue scelte politiche sulla base dei suoi interessi personali o aziendali. Aveva anticipato la sua visione della politica già prima di farsi un partito tutto suo: già negli anni Ottanta, infatti, si faceva fare le leggi ad personam da Craxi; una volta sparito Craxi, ha cominciato a farsele da solo. Ho sempre sostenuto che la politica di Berlusconi ha una doppia faccia. Per esempio, sulla giustizia: a parole dice che la vuole riformare; ma la giustizia va sostenuta, non riformata. In pratica, l’unica cosa che vuole riformare sono le norme del sistema giudiziario che non vanno bene a lui e per suoi processi. Sulla sicurezza: sostiene che vuole dare più sicurezza ai cittadini, e intanto toglie soldi alle forze dell’ordine. Sulla scuola: dice di voler far crescere l’istruzione, e invece toglie fondi alla scuola pubblica.

Postato da Antonio Di Pietro in

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