NESSUNO DEVE SAPERE ! (SPECIALMENTE SE SI TRATTA DI AFFARI ILLECITI !)

SI CERCA IN OGNI MODO DI CONTRASTARE LA "FAME" DI TRASPARENZA, SPECIALMENTE PER
QUANTO CONCERNE I RAPPORTI E GLI INTRECCI TRA POLITIC..ant..I, AFFARISTI E DELINQUENTI.
"LORO" DEVONO POTER FARE E DISFARE, QUASI SEMPRE A LORO VANTAGGIO ED A NS DANNO,
MA NOI NON DOBBIAMO AVERNE CONOSCENZA E QUINDI POTER REAGIRE: "SUBISCI E TACI",
QUESTO E’ IL MOTTO DI CHI GESTISCE OGNI ATTIVITA’ SOCIALE, DAL NORD AL SUD: AL NORD
SI CHIAMANO "AFFARI" AL SUD, ESSENDO IL VALORE ECONOMICO MINORE, "TRAFFICI" !
MA, CONSIDERATA LA "RAGNATELA" AFFARISTICA MESSA IN OPERA DA VARIE CASTE ED
ANCHE DA SINGOLI AFFARISTI, NODI DI CONVERGENZA PER QUESTE, IL MALAFFARE SI STA
UNIFORMANDO IN TUTTO IL PAESE: A MAGGIOR RAGIONE "NESSUNO DEVE SAPERE" !
ECCO PERCHE’ LE "VOCI" CONTRO LA TRASPARENZA E LE INTERCETTAZIONI LEGALI, MEZZO
INSOSTITUIBILE NON SOLO PER PERSEGUIRE MA ANCHE PER PREVENIRE I LOSCHI TRAFFICI,
SI ALZANO DA DESTRA A SINISTRA E DA NORD A SUD, IN PRIMIS QUELLA DEL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO, I CUI TRASCORSI, ANCHE GRAZIE ALLE INTERCETTAZIONI, E’ A TUTTI NOTO ! 
Dal blog di Antonio Di Pietro, leggo e riporto testualmente:
"La bufala Genchi

L’allarme intercettazioni rilanciato da Berlusconi è una bufala. Anzi una “furbata” bella e buona per confondere le idee all’opinione pubblica. Egli sta giocando d’anticipo per smorzare l’indignazione che potrebbe causare l’imminente legge che si accinge a varare sulla limitazione dell’uso delle intercettazioni da parte dei magistrati.

Non è vero, infatti, quanto da lui affermato, secondo cui “un signore ha messo sotto controllo 350.000 persone”, (riferendosi al consulente della Procura Gioacchino Genchi), né è vero che ci siano mai state intercettazioni telefoniche o acquisizioni di tabulati telefonici avvenuti abusivamente o in modo non consentito dalla legge o nei riguardi di persone che, per il loro ruolo di parlamentari o agenti segreti, non potevano essere intercettati.

Ora, che Berlusconi ed i suoi sodali dicano delle falsità è risaputo. Ma è mortificante assistere alla mistificazione che taluni attempati politici dell’opposizione, la stampa e la televisione ufficiale stanno facendo sulla vicenda: con il loro modo di raccontare i fatti stanno facendo credere che ci sia stata una persona (Gioacchino Genchi) che, in modo indebito ed illecito, abbia “raccolto informazioni” su un sacco di personalità pubbliche e che abbia fatto ciò in combutta con un magistrato megalomane (Luigi De Magistris) per destabilizzare lo Stato e per creare confusione sociale.

Le cose non stanno così. Nessuna intercettazione telefonica è stata disposta da De Magistris nei confronti di persone che non potevano essere intercettate e – fino a prova contraria – nessuna acquisizione indebita di tabulati telefonici è stata acquisita da Genchi, senza il consenso e l’autorizzazione della magistratura. E’ successo semplicemente che – in occasione delle inchieste “Why Not” e “Poseidone” – il PM De Magistris ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari di mettere sotto controllo i telefoni di diverse persone, come ad esempio quell’Antonio Saladino che, in ragione delle proprie attività, aveva a sua volta una miriade di contatti telefonici con molti esponenti delle istituzioni, dell’economia e della politica. Un magistrato, quando mette sotto intercettazione personaggi del genere, non può sapere in anticipo con chi queste persone poi si relazioneranno per telefono. Certo se, nel corso delle telefonate intercettate, si accerta che un interlocutore è un parlamentare, la legge prevede che questa telefonata non possa essere utilizzata senza autorizzazione della Camera di appartenenza, ma questo non vuol dire che l’iniziale intercettazione non potesse essere disposta (io peraltro personalmente penso che i parlamentari non debbano neanche più godere di tale privilegio rispetto ai cittadini comuni).

Parimenti è molto importante per un Pubblico Ministero, che sta indagando su una persona nei cui confronti ipotizza che abbia commesso dei reati, conoscere chi sono le altre persone con cui il sospettato abbia rapporti e contatti (immaginate un pericoloso rapinatore nei confronti del quale si deve capire come abbia fatto ad occultare la refurtiva e chi l’abbia aiutato a sfuggire alla cattura). Non v’è dubbio che in questi casi un aiuto fondamentale alle indagini possa darla l’individuazione di tutti i titolari dei numeri telefonici che egli ha contattato o che gli hanno telefonato. Ciò è possibile, appunto, con l’acquisizione dei tabulati telefonici presso i gestori delle linee telefoniche. E’ questo esattamente – e solamente – ciò che è stato fatto da De Magistris nelle inchieste che ha sviluppato a Catanzaro prima di essere rimosso dall’incarico e trasferito. Egli lo ha potuto fare perchè glielo consentiva la legge ed era stato autorizzato dal giudice per le indagini preliminari.

Il consulente del PM Genchi ha fatto ancora meno: ha semplicemente archiviato informaticamente tutti i dati dei flussi telefonici legittimamente acquisiti, mediante l’utilizzo di un semplice programma in Excel (o in Access, non fa differenza). La differenza dunque fra ciò che si fa normalmente in tutte le Procure e quella che è stato fatto nel caso di specie è di non essersi limitato ad archiviare la copia cartacea, ma i dati sono stati acquisiti e trattati informaticamente. Ma questa è un’innovazione tecnologica apprezzabile giacchè consente di raffrontare, catalogare e mettere insieme dati in maniera più veloce, più corretta e con meno errori. Insomma consente di scoprire meglio e prima i contatti e i rapporti fra un indagato e coloro con cui ha a che fare e quindi contrastare con più efficacia la criminalità (comune o politica che sia). Pensate, intorno a Genchi si sta alzando un polverone senza fine, ma nessuno riflette che, semmai, sono i gestori telefonici che – senza alcun controllo – possiedono i tabulati di tutti noi e possono farci quello che vogliono (caso Telecom docet!).

Si dirà: ma nell’elenco ci sono finite anche persone nei confronti delle quali non potevano essere effettuate indagini perché parlamentari o perché appartenenti a specifici organismi di sicurezza come i Servizi Segreti. Ma, ripeto, come potevano saperlo prima De Magistris e Genchi? I tabulati acquisiti non erano intestati a costoro direttamente ma a soggetti terzi (per lo più enti e società) per cui solo dopo la loro acquisizione poteva essere possibile comprendere chi fossero i reali utilizzatori.
Si dirà ancora: ma quando è stata accertata tale circostanza perché non si è proceduto alla distruzione dei tabulati? Semplicemente perché siamo ancora alla fase delle indagini preliminari per cui nessuno ancora può dire che quelle telefonate o quelle “tracce di telefonate” sui tabulati telefonici non siano utili per il proseguimento delle indagini o per l’accertamento delle responsabilità.

La questione, quindi, sta solo nella necessità di mantenere il più stretto riserbo istruttorio fino a quando le indagini non siano concluse. L’esatto contrario di ciò che è stato fatto. Fino a quando le risultanze istruttorie erano rimaste nello stretto riserbo dell’attività del magistrato non né successo nulla. Ora che, invece, i tabulati sono stati acquisiti con una discutibile decisione dal Copasir (che è una Commissione parlamentare e come tale un organismo che non sa tenere un cecio in bocca), assisteremo nei prossimi giorni ad uno stillicidio allarmante di fughe di notizie che serviranno, queste sì, a mettere in difficoltà (se non a ricattare) questa o quella personalità non gradita all’uno o all’altro schieramento politico.

Ed ecco allora la domanda di fondo: perché è stato montato tutto questo finto scandalo? La risposta è lapalissiana: perché si è voluto iniettare nell’opinione pubblica il dubbio che le intercettazioni siano un’arma pericolosa in mano ai magistrati e, quindi, indurli a non fare resistenza quando, fra qualche giorno, sarà presentato in Parlamento il disegno di legge che le limita grandemente.

Di chi è la colpa di questa montatura? Certamente di Silvio Berlusconi, che ha pure detto cose false per giustificare tale sua determinazione. Ma anche di molti altri, a destra come a sinistra, ma soprattutto tra gli “incappucciati” poteri forti presenti nella Pubblica Amministrazione, tutti interessati a non farsi scoprire.

Insomma il Potere non vuole controlli di legalità e, siccome ci sono magistrati che si intestardiscono a considerare tutti uguali di fronte alla legge, si accinge a risolvere il problema a monte: togliendo loro la possibilità di svolgere le indagini e demonizzandoli.

Siamo solo all’inizio, purtroppo. Anche per questo troviamoci tutti mercoledì prossimo, 28 gennaio, alle ore 9 a Roma – Piazza Farnese. E’ il solo modo per fermarli.
Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 – 14.00 Italia dei Valori ed io personalmente parteciperemo unitamente all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ad altre associazioni e ai cittadini alla manifestazione in Piazza Farnese a Roma a sostegno del Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella. Chi ci vuole stare batta un colpo.
Per chi non sarà presente, invito a seguire la giornata in diretta streaming dal Blog o dal sito http://www.italiadeivalori.it.

Postato da Antonio Di Pietro"

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