A PROPOSITO DI ANTONIO DI PIETRO……………………………………

NON SO SE PREDICHI IN UN MODO E POI, IN REALTA’, AGISCA IN UN ALTRO, MA QUELLO CHE GRIDA
E CHE PUBBLICA, ANCHE SE LO STIMAVO DI PIU’ PRIMA, COME GIUDICE, CHE ADESSO, COME POLITICO,
MI PIACE E LO CONDIVIDO.
SPERO SOLTANTO CHE ANTONIO DI PIETRO, L’UNICO, ORMAI, CHE, ASSIEME AL SUO MOVIMENTO
"ITALIA DEI VALORI",SIA RIMASTO A FARE REALMENTE OPPOSIZIONE CONCRETA AL NUOVO "DESPOTA"
AUTOSUGGESTIONATOSI E AUTOCONVINTOSI DI SAPERE E POTERE FARE TUTTO QUELLO CHE GLI PARE E
GLI CONVIENE ED A TUTTI I COMPONENTI, PIU’ O MENO COSCIENTI, DEL SUO "CODAZZO", SIA ED AGISCA
IN OGNI SITUAZIONE, IN COERENZA CON QUELLO CHE PROFESSA PUBBLICAMENTE E CHE TUTTE LE INSINUAZIONI
SUL SUO COMPORTAMENTO E/O SULLA SUA PERSONA, FATTE DA CERTI GIORNALI E/O TELEVISIONI NOTORIAMENTE
APPARTENENTI E GESTITI DA ELEMENTI DELLA PARTE AVVERSA, SI RIVELINO COME RIPROVEVOLI CALUNNIE!
A PROPOSITO DI QUANTO PUBBLICATO DA "LA STAMPA", LEGGO E RIPORTO QUANTO DICHIARATO DA DI PIETRO:
 
"Oltre il caso Englaro

Un altro esempio di cattiva informazione. Questa mattina la prima pagina del giornale "La Stampa" titola "Di Pietro: voterò con il Cavaliere". Segue il sottotitolo: "L’ex PM a sorpresa: quella vita va salvata".

Bella presentazione dell’intervista. Peccato che io non l’abbia mai rilasciata. Anzi, non ho nemmeno mai parlato con l’asserito intervistatore, il giornalista Amedeo La Mattina. La Stampa mi ha messo in bocca, addirittura "virgolettando", frasi che non ho mai pronunciato. Insomma è un’intervista letteralmente inventata. Infatti se si va a leggere il contenuto dell’articolo ci si accorge che non trattasi nemmeno di una intervista. Peccato, però, che il "titolo" di prima pagina lo presenta così. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Essere descritti come uno che sta con Berlusconi, proprio nel momento in cui lui sta cercando di dare il colpo finale alla democrazia italiana, fa venire la pelle d’oca solo a pensarci. Ma tant’è: resta da capire se sia trattato di un semplice infortunio giornalistico (di per sé scusabile, perché può capitare a tutti di prendere una cantonata) o se qualcuno abbia voluto marciarci sopra (ma la questione è troppo seria per ricamarci polemiche).

Approfitto, invece, dell’occasione per dire casa penso del merito della questione e come si comporterà il partito dell’Italia dei Valori in riferimento al caso Englaro.

L’Italia dei Valori sta in questo caso – senza se e senza ma – con il Presidente della Repubblica. Bene ha fatto Napolitano a stoppare il decreto legge che avrebbe messo il Parlamento di fronte al fatto compiuto e, invece, è bene che una materia delicatissima come il "testamento biologico" (vale a dire il diritto di ognuno di poter staccare la spina quando è arrivato allo stremo delle proprie forze) vada prima discusso e ben valutato dal Parlamento. Certo, la vicenda umana di Englaro impone risposte rapide (e, infatti, noi abbiamo acconsentito che se ne discutesse subito in Aula), ma non si possono fare leggi per singole persone, addirittura al solo scopo di fermare una sentenza divenuta irrevocabile. La verità, secondo noi, è che Berlusconi, in questo momento, sta solo approfittando dell’occasione per spaccare ulteriormente il Paese, renderlo ingovernabile e instabile per poi dire che ci pensa lui (anche cambiando la Costituzione, se questa non gli dovesse permettere di fare quello che gli pare). Proprio come fece a suo tempo Mussolini.

Fino a qualche giorno fa eravamo solo noi dell’Italia dei Valori a sostenere che Berlusconi fosse un "pericolo pubblico". Tutti ci hanno insultato per aver raccomandato al Capo dello Stato di stare attento alle leggi che Berlusconi si accingeva a varare. Oggi le stesse cose le ripetono altri (da ultimo Eugenio Scalfari su Repubblica e Veltroni in varie dichiarazioni). Prima o poi qualcuno dovrà scusarsi con tutti quelli che a Piazza Navona, prima, e a Piazza Farnese, poi, non sono rimasti in silenzio ed hanno fatto sentire la loro voce in difesa della Costituzione.

Fra qualche giorno, il Parlamento dovrà decidere se approvare o meno il "disegno di legge Englaro" presentato. Trattasi di uno di quei casi in cui – per definizione – non può essere imposta ai parlamentari la "disciplina di partito". Una cosa è, infatti, la "gazzarra" messa in piedi da Berlusconi alle spalle e sulla pelle della famiglia Englaro, altra è decidere se si possa emanare una legge che permetta ad una persona di chiedere ai propri cari di "aiutarla" a morire quando proprio non ce la fa più (nemmeno a spegnere la luce e nemmeno a decidere più cosa deve fare).

Personalmente sono angosciato e penso come me tantissimi italiani, parlamentari compresi. Qui non si tratta di stare con il centrodestra o il centrosinistra. Si tratta di diversità culturali e religiose rispetto al concetto stesso di "vita umana": da dove comincia e quando finisce? La persona ha diritto non solo di vivere ma anche di morire dignitosamente? Fino a che punto un corpo può essere fatto vivere artificialmente da una macchina? E, viceversa, chi può assumersi il diritto e la responsabilità di "staccare la spina" ad un altro in un momento in cui nessuno più può sapere se il malato terminale lo voglia veramente?
Sì, sono angosciato perché personalmente non vorrei vivere più se mi trovassi nelle condizioni di Eluana e chiederei ai miei cari di aiutarmi a morire. Ma, con altrettanta umiltà, debbo dire che non avrei mai il coraggio di staccare ad altri, personalmente, la spina e nemmeno di ordinare di staccarla.

Ecco, queste angosce – che spero siano umanamente comprensibili – non possono essere strumentalizzate con frasi banali del tipo "voterò con o contro il premier". A dettare la linea del voto non possono essere né Berlusconi, né alcun leader di partito. Ad ogni parlamentare non rimane che affidarsi alla propria coscienza, valutare e decidere con senso di responsabilità e secondo le proprie convinzioni (anche quelle religiose). Personalmente voterò per la libertà di vivere ma anche di poter morire (anche con preventivo testamento biologico). Ma mi sento e mi sentirò sconfitto, e invidio e ammiro chi, invece, ha certezze incrollabili.
Invia un messaggio alla redazione di La Stampa

"Antonio Di Pietro non ha mai pronunciato le parole che voi scrivete, e la sua posizione è completamente differente da quella da voi riportata. Vi chiedo di pubblicare questo articolo veritiero e di rimuovere quello da voi pubblicato."
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