SIAMO IN TANTI I CALABRESI TORNATI NELLA PROPRIA TERRA, MA LASCIATI IN BALIA DEL NULLA…..

SU "IL QUOTIDIANO", LEGGO E RIPORTO LE AMARE CONSIDERAZIONI DI UN CONTERRANEO
CHE, COME ME, E’ TORNATO IN CALABRIA CON LA SPERANZA DI FARE QUALCOSA PER IL
PROGRESSO DELLA SUA TERRA, CONVINTO ANCH’EGLI, CHE CHI DEBBA ANDARE VIA DAL
SUD E DALLA NS CALABRIA, IN PARTICOLARE, NON SIANO LE FORZE SANE CHE SONO LA
STRAGRANDE MAGGIORANZA, MA QUELLE MALATE CHE, PUR ESSENDO POCHE HANNO
"INTOSSICATO" LA CONVIVENZA CIVILE DEI CALABRESI E CON IL MALAFFARE, NON
CONTRASTATO EFFICACEMENTE DA CHI RAPPRESENTA LO STATO, AIUTATO DALLA
MALAPOLITICA (ESPRESSA E PRATICATA DALLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI 
COSIDDETTI "POLITIC..ant..I NOSTRANI, CHE SI SERVONO DEGLI "AMICI" PER RASTRELLARE
VOTI, IN MANCANZA DI UN QUALSIASI PROGRAMMA) E SOPPORTATO, VIGLIACCAMENTE, DA
CHI NON HA IL SENSO DEL VIVERE CIVILE, ACCONTENTANDOSI DI SOPRAVVIVERE, DIVIDENDO
I PROPRI RICAVI CON CHI, NON FACENDO NESSUNA ATTIVITA’, VIVE DA PARASSITA SFRUTTANDO
LA MANCANZA GENERALE DI CORAGGIO CIVILE, DOVUTA ANCHE AL LETARGO DELLE ISTITUZIONI, 
HANNO OFFUSCATO NON SECOLI, MA MILLENNI DI CULTURA DELLE NS AMATE CONTRADE.
SONO COMPLETAMENTE D’ACCORDO ED HO DIRETTA ESPERIENZA DI QUANTO ESPOSTO.
 
" Caro imprenditore, chi deve vergognarsi non è lei ma altri.

Caro dottor De Luca, mi vergogno di essere calabrese. Mi faccia spiegare

il motivo di un incipit così rumoroso. Sono un giovane calabrese

di 25 anni, laureato dal 2007 in Lingue e Comunicazione Internazionale

all’università di Roma Tre. Ho avuto la "fortuna" di trovare lavoro "in

casa". La mia famiglia si adopera da anni nel settore industriale e, in particolare,

i miei due zii, imprenditori molto noti nella Piana di Gioia Tauro.

Le mie intenzioni erano quelle, una volta laureato, di rientrare in "patria"

e contribuire alla crescita economica di una regione già bistrattata per anni

da fatti di cronaca nera. Il mio era un desiderio di ribellione, animato dai

sentimenti che nutro verso la terra che mi ha dato i natali. Sfortunatamente,

mi sono dovuto scontrare ben presto con la piaga più grave del nostro

Paese. Ma non mi riferisco alla mafia. Bensì al Governo italiano.

La nostra è un’azienda che dovrebbe giovare dei finanziamenti della legge

488/92. Il condizionale è d’obbligo: delle tre tranche a fondo perduto promesse,

solo una è stata effettivamente emessa. Bruscolini rispetto all’inve –

stimento di 2 milioni di euro da noi sobbarcato per una struttura ormai

completata, ma sommersa dai debiti.

E’ palese il fatto che senza i finanziamenti che ci spettano, la nostra azienda

vedrà il collasso in tempi brevi. Ma non solo. Le banche si rifaranno su di

noi, sui nostri beni. Distruggendo le nostre vite, e insieme a esse, la speranza

di una rinascita della Calabria e di tutto il Meridione.

Quale atteggiamento assume il Governo italiano in merito a tale situazione?

Silenzio. Ma un silenzio assordante, con i sacrifici di una vita che si

infrangono pesantemente sulle coscienze da quattro soldi dei nostri politici.

Dopo l’università, avrei forse dovuto trasferirmi al Nord. In cerca di un

posto alla Fiat o all’Alitalia. Lì i quattrini giungono in men che non si dica,

al primo cenno di crisi. Noi aspettiamo i fondi da un anno, non un giorno,

né un mese. Di che morte dobbiamo morire? Ci dicano almeno questo, i nostri

politicanti da 25.000 euro al mese. Sapremmo almeno cosa riferire alle

centinaia di disoccupati che bussano quotidianamente alla nostra porta in

cerca di lavoro.

Mi vergogno di esser calabrese.

Marco Russo

Foreign Business Director

Mondogel S.r.l. – Frozen Fish Company

Taurianova (Rc)

 

Caro Russo, a lei è toccata la sorte riservata a

tutti coloro che si ribellano. E sa quale è questa

sorte? L’emarginazione. Gliela somministra il

governo con i suoi ritardi; probabilmente avrà

avuto problemi con la burocrazia; le avranno

dato del visionario gli amici ed espresso qualche

perplessità i suoi stessi congiunti.

La scrivo adesso io, qui, un’altra cosa assai

brutta, l’anticipo, così evito che il mio prossimo,

leggendo, si faccia scappare (come non

detto!) un cattivo pensiero. E’ questa: “Caro

Russo, e non potevi promettere qualcosa a

qualcuno? Non lo sai che è così che si fa?”.

Ecco, questa è l’emarginazione di cui dicevo

prima. E’ quella che affligge coloro che vogliono

uscire da una situazione difficile, dando

slancio a qualcosa che valga per sé e per gli altri:

è la paura del nuovo, è la voglia matta di rimanere

dove si era, per non dire addirittura

del rimpianto di “pesci, carne, cocomeri, meloni,

cipolle e aglio mangiati gratuitamente nell’Egitto”

della schiavitù (cfr. il Libro dei Numeri).

Caro Russo, è proprio vero: qualche volta

può accadere che, nostro malgrado, la vergogna

ci venga incontro. Ma lei non se la prenda:

se solo avesse ceduto a qualcuna di quelle insidie,

oggi non avrebbe potuto scrivermi questa

bella lettera. Pertanto, non si vergogni lei. Lasci

spazio a chi deve.

 

 

 

 

 

 

 

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