ISTITUZIONI E MALAFFARE: SPARTIZIONE DEL POTERE E DEGLI AFFARI!

Dal blog apprendo e riporto, mentre i sospetti diventano certezze: siamo proprio messi male!
" 30 aprile
 

Le interviste del blog: Sonia Alfano

Sonia Alfano e le dimissioni del Procuratore di Reggio Emilia
(11:38)

 

Riporto l’intervista a Sonia Alfano sulle dimissioni di Italo Materia, Procuratore Capo di Reggio Emilia.

Testo:
"Qualche ora fa si è dimesso il Procuratore Capo di Reggio Emilia Italo Materia, lui ha affidato la sua lettera di dimissioni alla stampa e in questa lettera molto forte, dai toni molto provocatori, ha sottolineato che la responsabilità è mia. Mia perché nei mesi scorsi, a suo parere, l’avrei attaccato leggendo alcuni atti processuali che lo riguardano.
Io, da anni, faccio un’attività di informazione e testimonianza in moltissime città d’Italia e ho fatto questa stessa cosa a Reggio Emilia nel mese di settembre del 2008. Andai a parlare a Reggio Emilia soprattutto per rendermi conto di persona e per capire l’interessamento dei cittadini reggiani rispetto a un problema per me fondamentale che è quello delle infiltrazioni nei territori più ricchi, soprattutto in quelli del nord est.
C’è stata una cosa che mi ha colpito: il 2 ottobre, se non sbaglio, l’onorevole Angela Napoli aveva depositato un’interrogazione parlamentare nella quale si interrogava su come fosse stato possibile per la Ciampà aggiudicarsi un appalto dal momento che gli era stato ritirato il certificato antimafia.
Io mi ricordai del nome di questa ditta perché l’avevo incrociata leggendo alcune carte e devo dire che anche io mi sono insospettita perché ho notato un particolare silenzio, soprattutto da parte dell’attività inquirente di Reggio Emilia considerato che proprio a Reggio Emilia la ditta Ciampà continuava ad operare.
Nel momento in cui mi è stato detto che il procuratore capo di Reggio Emilia era Italo Materia, nome a me molto conosciuto in quanto magistrato messinese, stessa provincia dalla quale provengo io, mi sono chiesta se il suo silenzio fosse frutto di una leggerezza o superficialità; cosicché nel mese di ottobre 2008 organizzai insieme a Salvatore Borsellino l’ennesimo incontro con la cittadinanza reggiana proprio per discutere di queste ultime vicende.
Fu invitato anche il procuratore Italo Materia il quale non si presentò. In quella stessa data lessi alcuni stralci di un verbale processuale, che si è concluso nel gennaio 2008 con la condanna di Giovanni Lembo e Marcello Mondello, due magistrati della procura di Messina. Giovanni Lembo, nella fattispecie, è amico di Italo Materia.
Io fui subito attaccata dal procuratore Italo Materia il quale disse che ero un corvo, che ero arrivata a Reggio Emilia su commissione, che ero andata là ad attaccarlo per chissà quale motivo, e la stampa mi bersagliò. Rimasi in silenzio per non alzare i toni della polemica però mi ripresentai la volta successiva per leggere parti di questo verbale.
Il dott. Italo Materia qualche anno fa, insieme al dott. Lembo, hanno redatto una relazione nella quale veniva chiesto se a parere loro c’erano gli estremi per continuare a far usufruire di benefici di legge, il regime di protezione, un falso pentito. Mi riferisco a Luigi Sparacio, boss dell’omonimo clan messinese.
In questi verbali viene chiesto a Materia in base a che cosa lui abbia rilasciato questo parere positivo, lui dice che l’ha fatto in base ad alcuni pareri di altre procure distrettuali siciliane, fa riferimento alla procura di Messina e dice che per la procura di Messina Sparacio addirittura pare avesse dato utilissime rivelazioni, poi leggendo gli atti processuali si capisce che non è così.
Per l’esattezza gli viene chiesto, a Materia: “lesse mai le dichiarazioni dello Sparacio?” “no”. “Seppe mai che le dichiarazioni dello Sparacio, almeno su certi soggetti che venivano indicati come partecipanti al gruppo dello stesso Sparacio, erano contingenti con dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia?” “Si, che ci potesse essere un contrasto si, credo di averlo saputo”. “Quando l’ha saputo e da chi?” Risponde: “certamente l’ho saputo nell’ambito mio, diciamo istituzionale, all’interno di quel parere che dovevo esprimere. In quel parere, se ben ricordo, furono trasferiti meccanicamente quelli che erano i risultati delle informazioni richieste dalle altre procure”.
Però andando oltre ci si rende conto di come, per la procura distrettuale di Messina, lo Sparacio non sia assolutamente credibile e nella fattispecie viene citato una riflessione della procura distrettuale di Messina e al termine di questa riflessione, che trovate anche pubblicata sul sito dei familiari delle vittime della mafia, e si dice: “Mi chiedo, dott. Materia, da cosa si desume o avete ritenuto di desumere che la procura di Messina abbia ritenuto utilissime le notizie fornite dallo Sparacio?” Non solo non c’è una risposta ferma e netta, però io vorrei andare oltre ed è quello che secondo me è più particolare: viene chiesto a Italo Materia quante volte lui abbia visto lo Sparacio, e lui risponde: “Guardi, una prima volta l’ho visto credo nel 1984-1985 quando ci fu a Messina il primo maxiprocesso. L’avrò visto, che so, tre o quattro volte”. “Dove l’ha visto?” Lui risponde: “L’ho visto alla procura nazionale”. “Solo alla procura nazionale?” “Certamente non andavo a casa sua a fargli visita”. "Siccome una fonte di questo processo, e lo stesso Sparacio, ci ha detto che una sera siete andati a cena assieme volevo capire se questo dato risponde al vero." Risposta – "Escludo nel modo più categorico di essere stato a cena con Sparacio. C’è un passaggio che però è a metà strada tra quello che lei mi dice avrebbe detto Sparacio, cene con Sparacio nessuna, mai, nel modo più assoluto. Un giorno con il collega Lembo andammo, come spesso capitava anche con altri colleghi, a mangiare in una trattoria che è vicino la Procura Nazionale e in quella trattoria arrivò Sparacio che si sedette al tavolo." Domanda – "Con voi altri?" Risposta – "Solo questo ma nessuna cena ci tenevo a precisarlo sullo sfondo elemento di colore che mi è estraneo."
A seguito di questo, io penso che siccome il dottor Materia è stato paragonato a Falcone – e io al corvo – per quanto mi risulta non credo che Giovanni Falcone, e tantomeno Paolo Borsellino, siano mai andati a cena con pentiti o con falsi pentiti o altro. Intanto mi piacerebbe sottolineare questo primo passaggio. A un certo punto per riprendere l’intervento del pubblico ministero in quel processo:
"Vuole raccontare con maggiori particolari questo pranzo che avvenne. Cioè una volta lei ha detto che si recò insieme al Dottor Lembo a mangiare nei pressi penso della Direzione Nazionale e ad un certo momento arrivò Sparacio e che cosa avvenne, si ricorda con più precisione, cosa disse Sparacio? Salutò lei e il Dottor Lembo immagino e poi?" Risposta – "No, se ricordo bene Sparacio doveva essere interrogato da qualche collega di Reggio Calabria." Domanda – "Cioè vi disse: Sono qui perché devo essere interrogato da un collega di Reggio Calabria?, una cosa del genere?" Risposta – "Più o meno, almeno questa fu l’impressione che ebbi io." Domanda – "Dico: disse lui “Mi siedo” o qualcuno lo invitò a sedersi, fu lei, fu il Dottor Lembo a invitare lo Sparacio a sedersi a quel tavolo?" Risposta – "No, io certamente non avevo titolo, credo che fu proprio Sparacio che chiese di potersi sedere. Questo è quello che ricordo io." Domanda – "E il Dottor Lembo gli disse “Va bene, non c’é problema”? Risposta – "Non c’erano problemi, certo, non furono fatte diciamo difficoltà." Domanda – "Si ricorda di che cosa si parlò durante. La cena?" Risposta – "No, no, certamente non si parlò di vicende giudiziarie." Domanda – "Ma era accompagnato dal servizio centrale di protezione lo Sparacio?" – Visto che era un pentito, un falso pentito – Risposta – "No, non credo, solo, solo era." Domanda – "Si ricorda che periodo poteva essere? Abbiamo detto lei sta fino al 1997. Era poco prima del periodo in cui … Quindi più vicino al 1990?" Risposta – "Al 1996."
Ora come avete visto io ho riferito a voi le stesse parole che ho riferito qualche mese fa a Reggio Emilia che sono le parole del dottor Italo Materia. Beh. Dimettersi e dare la colpa a me, mi sembra una scusa.
Lembo fu condannato il gennaio dell’anno scorso dal Tribunale di Catania a cinque anni per favoreggiamento mafioso. Mentre fu prescritto il reato di abuso d’ufficio.
Negli anni passati, sempre la procura di Messina, è stata molto al centro di questo tipo di atteggiamenti. Quello che adesso è il procuratore generale della Corte di Assise e di Appello, il dottor Cassata, negli anni precedenti ha trovato perfettamente normale fermarsi nella piazza di Barcellona e colloquiare con la moglie del boss Gullotti. Che in quel periodo era latitante. E quando questo è stato è stato attenzionato dai carabinieri che lo hanno visto e ne hanno fatto una relazione, il dottor Cassata non ha trovato di meglio da fare che minacciare questi carabinieri perché non facessero questa relazione. Ma una cosa che ancora è ancor più grave ed è di queste ultime settimane, circa un mesetto fa, è arrivata alla procura di Messina una lettera anonima. Il mittente diceva che il boss Gullotti a suo parere era stato assolto da tanti delitti che aveva commesso e che per uno in particolare, che probabilmente non aveva commesso, era in carcere. In questa stessa lettera il mittente rivendica la sua amicizia con il figlio di un boss e il cognato di un altro boss. Per l’esattezza con il dott Rugolo, figlio del boss Ciccino Rugolo, e cognato del boss Gullotti. Questa lettera viene respinta dalla Corte che si occupa del processo Mare Nostrum e allora a questo punto arriva un fax alla Procura di Messina. Questo fax è firmato dal dottor Olindo Canali, che è un p.m. della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), e il dottor Canali dice che quella lettera anonima è sua. La rivendica.
Ora io non so se in altri paesi accadano cose del genere. Che un pubblico ministero mandi delle lettere anonime. Ma ancora più grave, io non so se in altri paesi, dopo che accade questo, c’è il silenzio più totale. Io mi aspetterei per questa persona intanto, nella migliore delle ipotesi, una espulsione dalla magistratura, un processo penale che vada fino in fondo e accerti le sue eventuali responsabilità. Ma soprattutto, quello che sta facendo negli ultimi giorni il dottor Canali anziché chiedere che l’autorità competente faccia luce, ha chiesto di essere trasferito in un’altra procura.
A questo punto mi chiedo per quale motivo alcuni magistrati vengono trattati in una maniera, come è successo ad Apicella, e come è successo a Clementina Forleo e altri magistrati – se fanno gli interessi dei cittadini italiani – e altri vengono promossi in questa maniera. Forse, io penso che il Ministro della Giustizia – o dell’ingiustizia, a seconda di quello che vogliamo pensare – dovrebbe dare non solo una risposta, ma dovrebbe mandare qualche ispezione in più in alcuni tribunali, come quello di Messina e quello di Barcellona. Potremmo mandare delle email per chiedere che le ispezioni vengano mandate soprattutto in quelle procure dove latitano, alcune volte, non solo i delinquenti, ma anche la giustizia." Sonia Alfano

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