QUALCUNO E’ D’ACCORDO CON ME: E’ ORA DI RICONOSCERE IL MERITO!!

Da "Il Quotidiano della Calabria", leggo e riporto il pensiero di un Lettore, sulla inderogabilità
di riconoscere il merito ai fini degli incarichi di responsabilità in ogni settore della Società: basta
alle raccomandazioni e allo "spoilsystem", CHI VALE DEVE OCCUPARE IL POSTO CHE MERITA!!
"

Mal di merito

e mal di concorrenza

L’USCITA dalla crisi per l’Italia

non può che passare attraverso

un cambiamento culturale forte

che metta il merito e la concorrenza

al centro dello sviluppo.

Ritengo, e non da oggi, che la

questione del merito sia una questione

chiave per il nostro Paese.

Il mal di merito pesa come una

cappa asfissiante sulla società

italiana.

Non si comprenderebbero però

fino in fondo gli effetti del mal di

merito senza considerare che tale

malattia è accoppiata a un’altra

non meno ammorbante per il nostro

Paese: il mal di concorrenza.

Da quanto detto è evidente che

due sono i principali germi patogeni

che stanno alla base delle due

metastasi del merito e della concorrenza

sono: la partitocrazia e il

nepotismo.

La prima invadente e impicciona

opera soprattutto attraverso il

sistema della lottizzazione, diffuso

ai più svariati livelli territoriali

e settoriali. Per comprendere l’entità

del fenomeno patogeno basti

solo pensare che, secondo un recente

studio, tra eletti e nominati

l’esercito degli “attori politici”

ammonta a circa 200.000 unità.

Questa situazione – in proporzione,

forse unica al mondo – alimenta

indubbiamente il sistema delle

lottizzazioni che, come ben sappiamo,

si basa sulla scelta della

classe dirigente, non già sulla base

della competenza, ma sulla base

del criterio della fedeltà e della

appartenenza e/o convenienza

partitica.

Il secondo germe patogeno che

genera la malattia del merito e

della concorrenza è il nepotismo.

Nepotismo che trova la sua massima

espressione nel mondo universitario

che pullula di figli, nipoti,

cugini, moglie, in qualche

caso, di amanti, e che oggi, a ragione,

può essere definito società

delle conoscenze piuttosto che società

della conoscenza.

Ritengo, pertanto, che dovere

delle classi dirigenti sia quello di

porre, finalmente, al centro del

confronto politico e ideale il mal

di merito e il mal di concorrenza

(intesicomefacce della stessa medaglia)

ma, soprattutto, la disamina

seria dei fattori che li generano,

alla ricerca di idonee terapie

da trasformare in appropriate

politiche pubbliche.

Occorre l’impegno di tutti per

vincere le resistenze di una classe

politica che continua a difendere

privilegi ormai insostenibili sottovalutando

quella che è ormai diventata

una vera e propria emergenza

morale, sociale ed economica.

Il concetto di merito si fonda su

almeno quattro pilastri: la competenza,

i criteri, la valutazione e

la competizione. Merita di più chi

è competente, avendo acquisito la

competenza con il talento e la volontà.

La competenza, naturalmente,

deve essere misurata e

quantificata. I criteri di misurazione

e quantificazione devono

essere definiti chiaramente. La

mancanza di questi criteri è l’anarchia

del merito. I criteri, infatti,

permettono di identificare le

competenze.

Attraverso la competizione e la

valutazione si deve arrivare a selezionare

i migliori, i più meritevoli.

Una società meritocratica non

necessariamente premia i giovani,

ma certo non li disincentiva

perché chiarisce in maniera netta

i percorsi di carriera, così che ciascuno

abbia la possibilità di farcela.

Una società basata sul merito è

quindi una società in cui c’è diseguaglianza

ma una diseguaglianza

che viene vissuta come

“giusta”.

Quello della società meritocratica

è un obiettivo più complicato

da perseguire di quanto si possa

pensare di primo acchito ma di

fronte al quale un Paese moderno

nonpuònon affrontare la sfida se

vuole competere sul mercato globale.

Per una società come la nostra

in cui il non merito regna ci sono

molti fronti su cui lavorare.

La sfida per l’Italia del futuro è

di quelle importanti proprio perché

alla fine tocca le varie caste,

che nel non merito hanno costruito

le proprie barriere e salvaguardato

i propri diritti. Ritengo però

che una classe dirigente responsabile

che abbia veramente a cuore

il futuro del Paese debba necessariamente

impegnarsi per l’affermazione

dei valori del merito e

della concorrenza che, a mio parere,

costituiscono presupposti imprescindibili

della “giustizia sociale”

la quale, a sua volta, rappresenta

il carburante migliore per

poter affrontare e vincere la sfida

della competizione e del mercato

globale.

Saverio Lorusso

funzionario Presidenza

del Consiglio dei ministri

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