IL VOTO, OGGI, E’ ANCORA LIBERO”!?

Da "IL QUOTIDIANOdella CALABRIA" leggo e riporto quanto scritto
da Mimmo Contartese, a proposito dell’attuale sistema eletorale,
regolato dalla "legge-porcata" del leghista calderoli, che tutti fanno
finta di criticare, ma i "boss" dei partiti più influenti, tengono in
essere per convenienza: praticamente si scelgono i parlamentari che
vogliono (veline, parolai, legali personali, amici, parenti, fornitori, etc.).
"

ANALISI E CONTROANALISI

La fine del voto come espressione del libero pensiero                       

VENTIQUATTRO euro a voto, questa cifra sarebbe stata corrisposta ad alcuni o molti elettori della Provincia di

Crotone, alle ultime amministrative. Non penso ci sia qualcuno che possa scandalizzarsi.

Nelle condizioni di disagio economico le persone diventano più condizionate.

Il voto ha finito di esserela libera manifestazione del pensiero. Il cittadino è stato lasciato sprofondare

nella precarietà, nella più tetra solitudine per l’assenza dei diritti, dei servizi, della partecipazione.

“La sua coscienza, determinata dalle condizioni di vita materiale” (Marx) è andata affievolendosi.

Il voto è rimasto per tanti l’unica merce da vendere, alle amministrative è divenuto un verovoto di scambio:

è la cambiale che il cittadino, non libero, paga per un “favore ricevuto”.

Al Sud, molti diritti vengono trasformati in favori concessi, per i quali ti arriverà, in seguito, una precisa richiesta di voto.

Il cittadino non è più rappresentato dai partiti, divenuti comitati d’affari, di potere. 

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.

Gestiscono interessi ipiù disparati, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure

distorcendoli senza perseguire il bene comune.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni.

Il condizionamento dei partiti sulla vita sociale èaumentato.

Ogni candidatura viene decisa nelle segreterie dei partiti, locali e nazionali.

Vengono selezionati in virtù del grado di consenso, di obbedienza.

La lotta politica non conosce più il dibattito civile, i grandi temi della società, gli ideali della vita.

E’ divenuta una diatriba spaventosa, un’accozzaglia di insulti e minacce.

Non si era mai visto in piccoli centri (Rombiolo, Mileto, Filandari, ed altri) unosvolgimento della campagna elettorale

con teste mozzate di animali, proiettili in busta.

Evidentemente gli interessi sono alti ed i privilegi acquisiti da mantenere a tutti i costi, anche con il sostegno delle organizzazioni criminali.

La maggior parte dei Comuni sono in deficit, da una parte per la riduzione dei trasferimenti statali, dall’altra per gli aumenti di spesa

per servizi alla comunità  inevitabilmente, per gli sprechi gestionali.

Per tali ragioni l’aspirazione alla carica pubblica andrebbe vista come un pesante fardello da trasportare, un onere troppo

gravoso per le difficoltà oggettive e per le capacità e competenze soggettive richieste.

A tal proposito bisognerebbe cambiare il giuramento di rito dell’insediamento del primo cittadino:

“Vuoi tu amministrare un’azienda in perpetuo stato di crisi, con i bilanci in rosso che non consentono di pagare

gli stipendi dei dipendenti e la benzina per lo scuolabus e vuoi tu perdere molte ore del tuo sonno prezioso e turbare

la tranquillità della tua famiglia per amministrare la cosa pubblica per il bene comune?”

Da qui la ricerca affannosa per trovare qualche animapia, disposta a sacrificarsi per il bene comune.

Ma con grande stupore succede il contrario: decine, forse centinaia sono i candidati, una vera e propria zuffa per entrare nell’elenco.

Molti non hanno preso coscienza della dura realtà e pensano che l’ente pubblico sia ancora la diligenza da assaltare e rapinare.

Altri, e tra questi ahimé nuove leve, pensano che la politica sia ancora un trampolino di lancio per la carriera personale.

Prendiamo atto che la democrazia rappresentativa è finita, come dice Grillo e che bisogna passare a quella partecipativa.

Ma per raggiungere tale traguardo occorre educare, preparare i cittadini, renderli più liberi alla partecipazione.

Più liberi saranno i cittadini, meno potere avrà la casta e tanto meno i capi popolo.

Educare significa innanzitutto dare l’esempio da parte dei governanti, perseguire la giustizia e l’uguaglianza dei singoli di fronte alla legge.

Ma l’Etica che promana dagli organi dello Stato, in questo frangente, è di tutt’altra risma.

Un primo ministro che produce leggi ad personam, che frequenta le minorenni (denunciato dalla moglie alla stampa),

un Parlamento con presenza di condannati, parlamentari che offendono la bandiera italiana.

Alcune veline sono diventate parlamentari ma anche la moglie di Fassino è stata parlamentare per n° 7 legislature.

C’è una legge elettorale che attribuisce il potere decisionale alle segreterie dei partiti, ma il Porcellum è stato applicato,

senza alcuna vergogna, alle primarie per l’elezione del segretario regionale del Pd calabrese, con un solo candidato, Minniti.

E’ vero che la corruzione politica nella prima repubblica riguardava maggiormente la Dc e poi il Psi ma è anche vero che oggi

è equamente distribuita tra i partiti, tranne qualche piccola eccezione.

La casta non molla il potere acquisito, noi nemmeno molleremo la critica serrata e saremo la spina nel fianco.

Ma anche dal basso la corruzione nei costumi e nei comportamenti dilaga a macchia d’olio.

Domenico Contartese, docente ITIS VV

 

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