UNA “LEGA” PER OGNI TERRITORIO………!!!

Da "Il Quotidiano della Calabria" leggo e riporto quanto scritto da Antonio Lavorato
relativamente alle "qualita’" dei politic.ant.i nostrani: quasi quasi……ci manca la
determinazione di certi politici della lega che non saranno delle "cime", ma, almeno,
sanno "lavorare" in comune per gli interessi ESCLUSIVI, questo si’, del loro territorio.
Peccato però, secondo me, che non siano tanto coerenti con quello che vanno gridando
ai quattro venti, specialmente quando si tratta di percepire stipendi e benefit (ed anche altro)
che derivano loro dalla "spartizione" e dalla partecipazione al "banchetto" della "casta"
dei politic.ant.i  della famigerata "romaladrona": gridare fa effetto, ma dare l’esempio costa !!! 
"Plaudo alla Lega…

di ANTONIO LAVORATO

Io, meridionale e calabrese, applaudo

alla Lega Nord, perché sa

interpretare alla perfezione le esigenze e

le aspettativedei cittadini settentrionali

e sa poi trasformarle in

fatti concreti, difendendo le peculiarità

socio-economiche di quei territori

e tutelando i diritti di quelle popolazioni.

Non c’è che dire. Forse sono un

po’ rozzi nel porre le questioni che a loro

interessano, forse corrono troppo

nel rivendicare nuove regole istituzionali

e civili, ma gli esponenti della

Lega Nord esercitano il loro ruolo con

vera professionalità politica, mandando

all’aria la presunta convinzione

di molti che la politica è un’arte che

si impara da bambini, facendo la gavetta

nei partiti e salendo gradatamente

tutti i gradini delle istituzioni.

La verità è ovviamente un’altra, ed

è quella che i nostri politici, meridionali

e calabresi in genere, salvo rarissime

eccezioni, intendono la politica

come soddisfazione personale

in tutti i sensi e come propria posizione

di potere su uomini e cose, e poco

importa se la sanità è morente, se

l’economia langue, se la società civile

non ha più, o forse non l’ha mai

avuta, la forza di ribellarsi ai soprusi

ed alle incapacità delle proprie classi

dirigenti.

Il federalismo fiscale è stato una

grande impresa politica della Lega

Nord, e di recente stanno facendo

molto rumore le iniziative legate

agli insegnanti meridionali trapiantati

o trasferiti nel nordItalia,

alle fiction della Rai che devono essere

trasmesse anche nei dialetti locali,

alla bandiera regionale insieme a

quella nazionale. Sono tutte questioni

che denotano, al di là della

condivisione o meno di talune apparentemente

stralunate dichiarazioni,

la forte vocazione identitaria e di

vera vicinanza di quegli esponenti

politici ai cittadini da loro amministrati, rivendicazioni

poste più sotto forma

di compensazione rispetto al Nord

che di lucida visione propria di sviluppo

meridionale. Il principale se

non l’unico obiettivo sembra infatti

quello di ottenere fondi pubblici sol

perché li ha già ottenuti il settentrione

del Paese, senza però nel frattempo

riformare la cultura degli amministratori

meridionali, per i quali

ancora oggi ottenere soldi significa

dimostrare potere e aumentare le

proprie clientele. Potrebbe esserlo

invece se una classe politica per la

maggior parte nuova si affacciasse

sul proscenio politico, così come si

sono affacciati 15 anni circa addietro

per la prima volta gli odierni eletti

della Lega Nord, se i nuovi competitori

alle elezioni non fossero tutti

uscenti da cariche elettive attuali

ma novizi delle candidature e delle

elezioni.

W laLega Nord, se riuscisse a fare

proseliti nel Mezzogiorno e in Calabria,

per insegnar loro come si difendono

veramente i diritti dei cittadini

e come si amministra realmente e

decorosamente la cosa pubblica. In

subordine, che almeno insegnasse

ai prossimi nuovi amministratori

della Regione le regole della buona

amministrazione. C’è forse un solo

limite per attuare rapidamente questa

svolta: all’inizio della sua avventura

politica molti volevano tesserarsi

dall’oggi al domani con la Lega

Nord, considerandola vincente, ma

la Lega imponeva allora che il nuovo

tesserato non poteva aspirare a candidature

o incarichi se non fosse

passato almeno un anno dal tesseramento.

Probabilmente è un po’ troppo per i veterani meridionali

e calabresi che scalpitano in attesa di nuove

elezioni e nuovi incarichi, per cui

non resterebbe altro che eleggere i

soliti vecchi nomi, vedere nominati i

soliti personaggi con ampia capacità

di riciclo, e assistere impotenti a

un’Italia del Sud e a una Calabria che

si staccano sempre di più, non fisicamente

ma economicamente e socialmente,

dall’ Italia del Nord.

In sintesi, più che discettare sull’utilità

o meno di un nuovo partito

del Sud sarebbe necessario porsi

l’urgente problema di selezionare,

in ogni caso, una nuova classe dirigente,

politica e burocratica, che

possa incarnare i metodi dell’efficienza

e della qualità per poter offrire

un’ultima speranza ai meridionali

e ai calabresi un attimo prima di

sprofondare per sempre nel baratro

delle vecchie oligarchie.

 

 

 

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