SOLO PER COMPETENZA E NON SOLO PER APPARTENENZA !

Sono d’accordo e l’ho manifestato da sempre, anche con quanto ho letto e riporto: 
"

La Tribuna

Il merito che deve essere premiato

SALVATORE MAGARÒ*

La battaglia che stiamo conducendo,  insieme agli amici e ai simpatizzanti di “Calabria Riformista”e agli aderenti

al laboratorio politico-culturale

“La Calabria che non c’è” per l’affermazione

del principio e della

logica del merito, è di grande importanza.

Qui mi preme sottolinearne

due aspetti.

Il primo riguarda ciò che quest’idea

significa in positivo. Ci sono

tante energie, in Calabria, dal

punto di vista umano, professionale

e intellettuale, pressoché

inutilizzate. In parte queste energie

sono emigrate, e hanno trovato

sbocco altrove facendo la fortuna

dei territori che li ospitano. In

parte restano qui ma svilite, umiliate,

spinte al deperimento. E sono

energie di diversi campi e settori,

dalle lettere alle scienze, dal

mondo delle

professioni a

quello dello

spettacolo.

Negli ultimi

tempi, anche

per merito di

alcuni libridenuncia,

è

finalmente

emersa, a livello

nazionale,

la questione

delle

baronie e dei

concorsi

truccati all’interno delle università:

di come poche famiglie si dividano

la maggioranza dei posti all’interno

degli atenei, così bruciando

le aspettative di tanti studiosi

preparati, e nel complesso

impoverendo lo stesso mondo

universitario. Ma questa situazione,

in Calabria, non riguarda

solo le università: è la regola in

tutti i posti, nella politica, nella

burocrazia, e poi fra gli architetti

e fra gli ingegneri, fra i medici e

persino nella magistratura. Far

trionfare il merito significa rimettere

in gioco molte energie,

giovani e non soltanto, e in ultima

analisi rilanciare la forza economica

e produttiva della nostra regione.

Il secondo aspetto riguarda le

negatività da cui tutto ciò ci libera.

Sono noti gli studi di scienza

politica che evidenziano come in

Calabria abbia trionfato il notabilato,

e non ce ne siamo ancora liberati.

Una recente indagine ha dimostrato

come, mentre nell’Italia

settentrionale i giovani mettano

al primo posto, per la loro affermazione

lavorativa, la preparazione

specifica, nell’Italia meridionale

i giovani mettano al primo

posto le relazioni con i potenti,

le raccomandazioni. Questo porta

a un mondo bloccato, in cui pochi

privilegiati (spesso, a loro volta,

ignoranti) decidono per tutti,

scelgono, consigliano, orientano,

decidono gli organigramma anche

all’interno di centri direzionali

di importanza strategica, di cui

in realtà essi non sanno nulla. Clamorosa

e indicativa, in tal senso,

la puntata di Report di qualche

mese fa, in cui dirigenti della sanità

in Calabria mostravano di non

conoscere nemmeno l’argomento

delle ricerche scientifiche che

stanno svolgendo gli istituti che

essi dirigono.

Soltanto se ci libereremo da questa

piaga la Calabria potrà rimettersi

in moto. Soltanto se si abbatterà

il principio dell’appartenenza

e del lavoro di scambio, e se i nostri

cervelli saranno messi incondizione

di sprigionare le loro possibilità,

per la nostra terra potrà

schiudersi un orizzonte diverso.

*consigliere regionale

della Calabria

 

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