POLITICA E MAFIE: UNA “COSA……SOLA” NELLE ISTITUZIONI !

Conosciamo i nomi dei "mafiosi", conosciamo i nomi dei politicanti, MA NON
CONOSCIAMO, PURTROPPO, I NOMI DI TUTTI I POLITIC.ant.I MAFIOSI !
La commistione tra politica e mafie ha rovinato e sta rovinando la Società.
E il processo a marcello dell’utri, politicante della maggioranza, continua senza causare
nessuna "scossa" in parlamento: costui non si dimette nè lo costringono a dimettersi!
Questi elementi, che paghiamo profumatamente e che non risentono della crisi economica,
sono stati "eletti"e PORTATI in parlamento, non dal Popolo, ma dai "custodi" del "gregge"
ital.iota, dai pochi che si sono convinti, grazie alla ns ingiustificabile disattenzione sociale,
di essere i PADRONI dei destini degli Italiani, ed agiscono di conseguenza !
Dal blog ricevo e riporto:

9 Ottobre 2009

Processo Dell’Utri: l’emissario di Cosa Nostra

Riporto il servizio girato dell’ultima udienza del processo a Marcello Dell’Utri di oggi venerdì 9 ottobre.

Testo dell’intervento

E’ proseguita anche oggi davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo la requisitoria del Procuratore Generale, Nino Gatto, nel processo di secondo grado a carico del senatore del PDL Marcello Dell’Utri.

Nel corso della scorsa udienza il PG si era soffermato sul ruolo svolto dal mafioso Vittorio Mangano presso la residenza di Silvio Berlusconi. Mangano è stato descritto come “il simbolo della protezione accordata da Cosa Nostra a Berlusconi”.
Grazie all’intermediazione dell’imputato Marcello Dell’Utri, infatti, Berlusconi conobbe – secondo la testimonianza del pentito Galliano – rimanendone affascinato, il capo mafia Stefano Bontate. Così, stringendo una mano dopo l’altra, quel giovane imprenditore, che poi sarebbe diventato l’uomo più potente d’Italia, poté dormire sonni tranquilli.

Oggi il Procuratore Generale si è soffermato sull’analisi delle eccezioni della difesa sull’attendibilità di alcuni collaboratori che hanno permesso nel processo di primo grado di dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il ruolo di cerniera svolto da Marcello Dell’Utri tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Da qui la condanna in primo grado a 9 anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli avvocati della difesa hanno messo in discussione l’attendibilità delle testimonianze alcuni collaboratori. In particolare contro Francesco Di Carlo il collegio difensivo, composto dagli avvocati Di Peri, Federico, Mormino e Sammarco, produceva una sentenza della Cassazione che – secondo il loro parere – sancendo la mancanza di pentimento del Di Carlo per i reati commessi ne avrebbe compromesso la credibilità in ordine alle dichiarazioni rese alla Corte. Ma il PG Nino Gatto, leggendo la stessa sentenza avrebbe riscontrato che l’affermazione secondo la quale Di Carlo non avrebbe mostrato segni di pentimento in realtà era diversa: la Cassazione non era in grado di rilevare, né poteva farlo, se Di Carlo fosse o meno pentito per i reati commessi.

La discussione si è poi spostata su ulteriori episodi che dimostrerebbero l’ampio ventaglio di amicizie mafiose di Dell’Utri e di come chi lo conoscesse utilizzasse i suoi buoni uffici per ottenere favori o posti di lavoro.

E’ il caso, ad esempio, del provino al Milan ottenuto per l’allora giovanissimo, ma già promettente, calciatore Gaetano D’Agostino oggi in forza all’Udinese e con qualche presenza in Nazionale.

Tra il 1992 ed il 1994 il padre Giuseppe D’Agostino, che all’epoca faceva l’allenatore dilettante, si rivolge a tale Carmelo Barone che gli parla della possibilità di un provino al Milan per il giovane figlioletto.

Provino che avvenne senza il concretizzarsi dell’ingaggio a causa dell’età del piccolo Gaetano e del regolamento federale che imponeva ai familiari il trasferimento a Milano della famiglia. Una condizione che non rientrava nelle possibilità economiche dei D’Agostino ma che Dell’Utri avrebbe potuto favorire offrendo un posto di lavoro.

Ma Carmelo Barone, del quale Dell’Utri nega la conoscenza nonostante il suo nome comparisse nelle sue agende, avrebbe perso la vita poco tempo dopo ridimensionando le aspirazioni di Giuseppe D’Agostino.

Tempo dopo però questi favorì la latitanza dei fratelli Graviano. Saranno loro ad intercedere nuovamente presso Marcello Dell’Utri facendo ottenere, nel 1994, un nuovo provino al giovane Gaetano.

La ricostruzione dei fatti del Procuratore Generale è stata contestata da Marcello Dell’Utri con una nota nella quale afferma di non conoscere i fratelli Graviano.

Ma secondo il PG ed i Giudici di primo grado la morte di Carmelo Barone lascia al D’Agostino, come unico canale verso la dirigenza del Milano, quindi di Dell’Utri, quello dei fratelli Graviano.

Marcello Dell’Utri segnalò il calciatore e la circostanza è stata già confermata dal teste Francesco Zagatti all’epoca capo degli osservatori del Milan.

La requisitoria è poi proseguita con la ricostruzione degli attentati incendiari subiti dai magazzini Standa di Catania. Una vicenda che comproverà ulteriormente la commissione, da parte dell’imputato Dell’Utri, di un’ennesima condotta di mediazione tra gli interessi di “Cosa Nostra” e quelli del gruppo imprenditoriale nel quale egli era (e continua ad essere) inserito.

Prossima udienza, forse l’ultima dedicata alla requisitoria, venerdì16 ottobre.

Postato da Antonio Di Pietro in | Scrivi
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