A QUANDO LA PRIVATIZZAZIONE……………DELL’ARIA !?????

Ci sono dei beni primari, indispensabili alla vita, tra i primi ACQUA ED ARIA, che
NON POSSONOE NON DEVONO MAI ESSERE DI PROPRIETA’ PRIVATA, eppure i
governanti li stanno "cedendo" ad imPRENDITORI PRIVATI che ce li faranno pagare
a peso d’oro: naturalmente si dovrebbe pagare soltanto il servizio di distribuzione,
ma ad Enti Pubblici che riutilizzino i proventi per il mantenimento in efficienza di
impianti e rete.
Invece…………………
"

di B. D.

Lo scorso 3 novembre il Senato ha approvato con legge di conversione un decreto legge che sostanzialmente impedisce alle amministrazioni di scegliere tra la gestione pubblica o privata degli acquedotti. Con un emendamento in stile “colpo di spugna”, l’unico baluardo del regime pubblico dell’acqua (l’affidamento in house) è stato svuotato della propria funzione: entro il 31 dicembre 2011 i Comuni che ancora gestiscono i propri acquedotti dovranno obbligatoriamente cedere il 40% delle partecipazioni societarie di gestione attraverso appalto ordinario: cioè, dovranno cedere quasi l’intera quota di gestione del servizio idrico comune a dei privati. Il tutto in nome di un adeguamento alle direttive europee in materia di servizi pubblici e di concorrenza. Molti, però, non sanno, che l’Europa non ha mai imposto la privatizzazione dell’acqua, anzi, ha detto l’esatto contrario e rimesso ai singoli Stati il dovere di definire quale servizio pubblico è essenziale e quindi non suscettibile di rilevanza economica, e quale invece possa essere liberalizzato.
In Italia, il governo con l’articolo 15 del decreto legge 135 del 2009 ha tramutato l’acqua potabile in merce.
Manca solo l’approvazione delle legge di conversione da parte della Camera dei Deputati: una Camera di fatto esautorata della funzione legislativa e che se non fermerà o almeno abolirà l’esproprio forzato degli acquedotti pubblici, metterà sul mercato quello che diverse dichiarazioni internazionali hanno definito un bene universale e un diritto dell’umanità: l’acqua. Le conseguenze sono facilmente immaginabili.
Numerosi enti locali che ad oggi avevano scelto la gestione privata si stanno pentendo. Potremmo citare Aprilia per il Lazio, in provincia di Latina, ma ce ne sono numerosi altri in tutta Italia che stanno tentando di staccarsi dalle società di gestione private a causa dei continui disservizi, della mancanza di manutenzione di alto livello di acquedotti e depuratori e, soprattutto, dei costi spaventosi delle bollette che devono continuare ad essere pagate dai cittadini nonostante l’evidente incuria. Nella nostra penisola ha preso piede un Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che raggruppa organizzazioni e associazioni di persone, comunità, cittadini e amministrazioni consapevoli della vitale importanza dell’acqua come bene pubblico, scevro da valutazioni economiche e speculative pericolose per la civiltà umana.
Lunedì 9 novembre la Regione Puglia ha presentato a Roma la delibera regionale con cui i cittadini e gli amministratori hanno decretato la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese: un’azione coraggiosa che meriterebbe molta più eco ma che nessuno, tranne il Senatore Elio Lannutti (Italia dei Valori) nel corso della discussione in Senato del 3 novembre e ovviamente gli organizzatori della conferenza stampa romana di lunedì, ha ricordato o assunto come esempio da seguire. Il dato sconcertante è che una legge regionale dovrà contrastare un’impostazione nazionale, statalizzata, che abbraccia la privatizzazione selvaggia del servizio idrico. Ma è comunque un segnale importantissimo.

Giovedì 12 novembre il Forum ha indetto una mobilitazione a Roma, sotto il Parlamento, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei deputati sulla votazione finale della legge di conversione: l’iter sta per concludersi, è bene che i cittadini siano informati che entro il 24 novembre si ritroveranno con l’acqua del rubinetto di proprietà di qualcun altro.

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