IN PARLAMENTO SIEDONO, BEN PAGATI DAI CITTADINI, ANCHE QUESTI !

ELENCO DEI PARLAMENTARI SOTTO INDAGINE  O GIA’ CONDANNATI: GIUDICATE ANCHE VOI !

 

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Elenco parlamentari indagati, condannati, arrestati, inquisiti, patteggiati, prescritti…
Aggiornata all’ 8 luglio 2009, in ordine alfabetico.

IIPARTE

*Formigoni, Roberto/PdL
Presidente della Regione Lombardia. Ha voluto ad ogni costo (anche contro il parere di Berlusconi) candidarsi al Senato, per assistere da Roma all’eventuale crollo di Silvio e poter gestire l’eventuale disfacimento di Forza Italia. è stato coinvolto in alcune complesse vicende politico-giudiziarie, senza peraltro mai subire condanne.
• Scandalo “ricette d’oro”. Non ha visto né sentito nulla dell’estesissimo sistema di corruzione architettato dal professor Giuseppe Poggi Longostrevi, che negli anni Novanta ha truffato almeno 90 miliardi alla Regione, facendo fare a centinaia di medici ricette false o per prestazioni gonfiate o inutili. Nella motivazione della sentenza che condanna per corruzione 175 medici che avevano accettato il “sistema Longostrevi”, si afferma che la Regione ha favorito la truffa. I giudici hanno così dimezzato i risarcimenti alla Regione, per ´concorso di colpaª: per ´l’inidoneitý, per non dire assenza, dei controlliª. Nessuna responsabilità penale accertata per Formigoni, ma certamente la responsabilità politica di non aver saputo vigilare su un settore da sempre a rischio di corruzione. E responsabilità politica di aver voluto ai vertici della sanità regionale – prima come suo consulente, poi come assessore alle Politiche sociali – Giancarlo Abelli, amico di Longostrevi e sua sponda politica in Regione.
• Discarica di Cerro. Roberto Formigoni ha ricevuto un avviso di garanzia il 14 luglio 2000, per la gestione della discarica di Cerro Maggiore, per la quale era già stato condannato Gianstefano Frigerio, che aveva ricevuto una tangente da 150 milioni da Paolo Berlusconi. Nel 1995, quando scoppiò in Lombardia la cosiddetta “emergenza rifiuti”, Formigoni indirizzò a Cerro (che avrebbe invece dovuto chiudere) tutta la spazzatura regionale e si impegnò a pagare al proprietario, Paolo Berlusconi, 300 milioni al giorno per altri due anni. Nel 1999 ci fu un accordo per bonificare la discarica. Il compito spettava ai proprietari, Berlusconi e soci, che in cinque anni d’attività avevano realizzato, secondo un rapporto della Guardia di finanza, “ricavi effettivi per almeno 240 miliardi”. Invece Formigoni fece pagare la bonifica a un’altra azienda, in cambio del permesso per aprire un supermercato sull’area della discarica. Nel corso delle indagini è emerso anche un appunto scritto a mano, il verbale di una riunione tenutasi a Milano 2 alla presenza di Paolo Berlusconi e degli altri soci della discarica. Il foglietto parla della costituzione, attraverso false fatture, di fondi neri all’estero per oltre 10 miliardi, preparati per pagare in nero nuove discariche e tangenti ai politici. Sul foglietto sono indicate anche alcune cifre (“500 milioni”, “200 milioni”…) con accanto nomi o abbreviazioni (“Form”, “Pozzi”…). Chi è”Form”?
• Lombardia Risorse. Formigoni è stato indagato per la gestione della società regionale Lombardia Risorse (un fallimento da 22 mila miliardi).
• Fondazione Bussolera-Branca. Formigoni è stato indagato e poi rinviato a giudizio, su richiesta dei magistrati Alberto Robledo e Fabio De Pasquale, per abuso patrimoniale d’ufficio nella gestione della Fondazione Bussolera-Branca, che gestiva un patrimonio di 170 miliardi, poi dirottati dai suoi amministratori verso impieghi diversi da quelli voluti dal fondatore (la valorizzazione del patrimonio rurale dell’amato Oltrepò pavese). Da questa vicenda giudiziaria è uscito penalmente pulito. Restano i fatti: la fondazione è stata strappata ai suoi gestori (il professor Lancellotti), spolpata e svuotata, con l’assenso della Regione. Formigoni partecipa nell’aprile 1999 a una cruciale riunione con l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Fiori, il funzionario Maurizio Sala, oltre naturalmente al suo braccio destro, Nicola Maria Sanese, potentissimo direttore generale lombardo. Dopo la riunione, la Regione emette quattro delibere: alla fondazione Bussolera-Branca è imposto di rinunciare a tutte le cause che aveva avviato per difendersi dagli attacchi; poi di modificare lo statuto per far entrare nel consiglio d’amministrazione due nuovi consiglieri, Giulio Boscagli, cognato di Formigoni, e Niccolò Querci, all’epoca segretario particolare di Silvio Berlusconi e ora deputato di Forza Italia.
• Oil for food. Formigoni Ë citato nei rapporto americani come il destinatario di contratti petroliferi per 24,5 milioni di barili di greggio, assegnati a prezzi di favore dal regime iracheno di Saddam Hussein. Per questa vicenda sono indagati a Milano il collaboratore e consulente di Formigoni, Marco De Petro, e il segretario particolare e braccio destro Fabrizio Rota.

*Franzoso, Pietro/Forza Italia
Imputato di voto di scambio in Puglia.

*Frigerio, Gianstefano/PdL
Ex leader della Dc, diventato uno degli strateghi di Forza Italia. Un nome, una garanzia. Già, ma qual è il nome? Nel collegio dove Silvio Berlusconi l’aveva candidato nel 2001, in Puglia, è Carlo Frigerio, com’era scritto sui manifesti. A Milano, dove da decenni fa politica, è Gianstefano. Eppure è sempre lui: come segretario regionale della Dc in Lombardia (e cassiere occulto del partito) ha incassato decine di tangenti, è stato arrestato tre volte tra il 1992 e il 1993, è stato coinvolto in molti processi. è accusato di aver accettato mazzette per le discariche lombarde, per il depuratore di Monza, per gli appalti alle Ferrovie Nord. Alcune tangenti le ha ammesse, pur minimizzando il proprio ruolo.
Ha confessato, per esempio, di aver ricevuto 150 milioni da Paolo Berlusconi, in cambio dei permessi alla Fininvest per gestire la discarica di Cerro Maggiore.
Ha accumulato tre condanne definitive: 1 anno e 4 mesi per finanziamento illecito ai partiti, 1 anno e 7 mesi per finanziamenti illeciti e ricettazione, 3 anni e 9 mesi per corruzione e concussione. Ciò nonostante, dopo aver lasciato la Dc si è inventato una nuova vita come consigliere personale di Silvio Berlusconi e influente membro di Forza Italia, di cui dirige il centro studi. Mentre i giudici dell’esecuzione stavano esaminando le sentenze definitive che pesano su di lui per decidere il cumulo della pena da scontare, Gianstefano scompare e ricompare, in Puglia, Carlo: lì si è conquistato un bel seggio in Parlamento. Il 31 maggio 2001, primo giorno di riunione della nuova Camera dei deputati, Frigerio è stato arrestato.
Doveva scontare in definitiva una pena di 6 anni e 5 mesi. Affidato poi ai servizi sociali, ha avuto il permesso dal giudice di sorveglianza di frequentare il Parlamento per qualche giorno al mese: come pratica di riabilitazione (ma il giudice forse non conosceva il tasso di devianza di quell’ambiente…). Così Frigerio, che fuori dal Parlamento non poteva votare perchè colpito da una pena accessoria che gli inibiva temporaneamente i diritti di voto, dentro la Camera ha votato e deciso le leggi per tutti gli italiani. Ora, beneficato dal rapporto strettissimo con Berlusconi, malgrado tutto e tutti tornerý in Parlamento.

*Giudice, Gaspare/PdL
Nel 1998, quando era vicecoordinatore per la Sicilia di Forza Italia, la procura di Palermo chiese il suo arresto per complicità con la mafia. Silvio Berlusconi commentò: “Essendo Giudice vicecoordinatore di Forza Italia in Sicilia e avendo avuto quindi rapporti con l’onorevole Gianfranco Micciché, non si può neppure immaginare alcun alone di dubbio intorno a lui, perché altrimenti non avrebbe potuto avere quell’incarico”. Secondo l’accusa, Giudice era al diretto servizio della cosca mafiosa di Caccamo, i cui uomini si vantavano di averlo fatto eleggere e gli telefonavano fin dentro il palazzo di Montecitorio per ricordargli la sua dipendenza e per ordinargli che cosa doveva fare: “Gasparino, guarda che siamo stati noialtri a metterti lì”, gli ripetevano.
Gli elementi raccolti dall’accusa erano tali da far escludere alla giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere che ci fosse fumus persecutionis nei confronti del parlamentare. Perfino il “supergarantista” Filippo Mancuso, in giunta, non aveva avuto nulla da eccepire contro la richiesta dei magistrati. Eppure la Camera dei deputati il 16 luglio 1998 bocciò (303 voti a 210, con 13 astenuti) la richiesta d’arresto. Non solo, i deputati sottrassero al giudice elementi di prova: impedirono (287 voti a 239, con 3 astenuti) l’utilizzo processuale dei tabulati Telecom, quelli da cui erano documentati i rapporti e la dipendenza di Giudice dagli uomini delle cosche.

*Settimio Gottardo/Udc
Ex sindaco di Padova, ha patteggiato una pena di 17 mesi: era accusato di corruzione per una tangente sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia. La deputata Annamaria Leone ne chiese la sospensione “per gravi violazioni dei doveri morali”: Leone non Ë stata ricandidata alla Camera, Gottardo entrerý in Senato.

*Greco, Maria Stella/Udc
Più nota cone Madame Stella, astrologa e cartomante, esperta in cuori solitari e filtri d’amore. Sotto inchiesta per aver imbrogliato alcuni clienti. Ora è eletta all’Assemblea regionale siciliana.

*Grillo, Luigi/PdL
Senatore della Repubblica. Eletto in Liguria, nel collegio di Chiavari. Ex democristiano, nel 1994 sedeva in Parlamento tra i banchi del centrosinistra, ma saltò (nomen omen) nel centrodestra, permettendo a Silvio Berlusconi di avere la maggioranza per formare il suo primo governo (e avendo in premio una poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio). Nel 2001 è stato rieletto per Forza Italia. Appena messo piede in Senato, il primo giorno d’attività di Palazzo Madama, ha ricevuto un invito a comparire spedito dalla procura di Milano: per una vicenda che risale a quando Grillo era sottosegretario di un governo di centrosinistra e permise l’affidamento di una consulenza miliardaria per uno studio sull’Alta velocità ferroviaria in Liguria. L’ipotesi di reato su cui la procura di Milano indaga è truffa aggravata.
Nel 2003 si distingue in Senato proponendo un emendamento alla legge Gasparri sulle tv che toglie le telepromozioni dal mazzo dell’affollamento orario degli spot pubblicitari, regalando cosÏ a Mediaset parecchi miliardi. è stato il pi~ grande sostenitore del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, anche durante le scorribande fatte nell’estate 2005 dai “furbetti del quartierino”. Ripagato con generosi fidi della Banca popolare di Lodi.

*La Loggia, Enrico/PdL
Indagato al Tribunale dei ministri per finanziamenti dalla Parmalat di Calisto Tanzi (100 mila euro) in cambio di presunte “consulenze”.

*La Malfa, Giorgio/PdL
Deputato della Repubblica. Ex segretario del Pri ai tempi della “prima repubblica”, ha portato il suo partito ad aderire alla Casa delle libertà. è stato condannato con sentenza definitiva a 6 mesi per aver percepito finanziamenti illeciti, provenienti dalla maxitangente Enimont.

*Letta, Gianni/PdL
Non è un parlamentare, ma è stato addirittura il candidato del centrodestra alla più alta carica dello Stato, la presidenza della Repubblica. Poi è diventato il candidato di Romano Prodi alla presidenza della Figc, per salvare il calcio italiano. Ma Gianni Letta è soprattutto l’uomo della lobby del Biscione, il pettinatissimo cardinale al servizio di Berlusconi che per anni intesse i rapporti con la politica.
Letta, come vicepresidente della Fininvest, nel 1990 aveva accompagnato amorevolmente nei corridoi del Parlamento il cammino della legge Mammì e il relativo piano delle frequenze. Poi nel 1993 era stato indagato per corruzione dalla procura di Roma che ne aveva chiesto addirittura l’arresto. Il gip Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, si era spogliata del caso perché “amica di famiglia” di Letta (Vespa aveva infatti iniziato la sua carriera al “Tempo” di Angiolillo, esattamente come Letta). L’inchiesta era stata poi archiviata, ma con motivazioni non proprio esaltanti per Letta.
Poi, quando Berlusconi entra direttamente in politica, diventa il suo braccio destro, il potente e silenzioso sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma c’è anche un prima. Un’inchiesta era stata scippata, negli anni Ottanta, alla procura di Milano dal porto delle nebbie romano: quella di Gherardo Colombo sui fondi neri dell’Iri, nella quale l’allora direttore del “Tempo” Gianni Letta aveva ammesso, nel dicembre 1984, di aver ricevuto 1 miliardo e mezzo di lire in nero dall’ente statale per ripianare i buchi del suo disastrato giornale. Un giornale che, scrissero Scalfari e Turani in “Razza padrona”, era “in vendita ogni giorno, e non solamente in edicola”.
Letta-Letta, come lo chiamava Sergio Saviane, passò poi alla corte del Cavaliere nella doppia veste di gran ciambellano nei palazzi della politica e di conduttore tv su Canale 5: le sue interviste ai boss democristiani e socialisti sotto la sigla “Italia domanda”, tutte sorrisetti e moine, rimasero per anni un capolavoro di lecchinaggio ineguagliato.

*Malvano, Franco/Forza Italia
Ex questore di Napoli, Ë sotto inchiesta per concorso esterno in associazione camorristica.
Mannino, Calogero/Udc
Condannato in appello a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Poi la Cassazione ha annullato la sentenza per difetto di motivazione e ha disposto un nuovo appello. Mannino però ha invocato la legge Pecorella, che abolisce l’appello in caso di proscioglimento.

*Maroni, Roberto/Lega nord
Deputato della Repubblica. Eletto nel collegio di Varese. Leghista, ex ministro dell’Interno nel primo governo Berlusconi. E’ coinvolto in tre inchieste giudiziarie. Per gli scontri con la polizia, inviata a perquisire la sede della Lega a Milano, è stato condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Come capo delle “camicie verdi”, è stato indagato dalla procura di Verona per reati come attentato contro l’integrità dello Stato. Infine, la procura di Roma lo ha indagato per favoreggiamento di una presunta compravendita di voti. Candidato al ministero della Giustizia nel governo Berlusconi, ha dovuto farsi da parte, tra le polemiche. Ma è comunque diventato ministro al Welfare.
Martinat, Ugo/PdL
Viceministro delle Infrastrutture, è indagato a Torino per turbativa d’asta e abuso nelle gare d’appalto per le Olimpiadi di Torino e per la Tav in Valsusa. Secondo un’inchiesta dei magistrati di Torino, infatti, avrebbe ricevuto soldi per il suo partito dal costruttore Vincenzo Procopio, che aveva appena vinto il primo appalto per i lavori in Valsusa. Il 19 marzo 2004 parte a favore di An un bonifico di 23 mila euro. «Procopio mi ha detto di fare un versamento ad An, dicendo che il partito aveva bisogno di fondi», racconta, intercettato, l’uomo che si era occupato materialmente dell’operazione. La conferma arriva poi dalla stessa segreteria di Martinat: il 7 maggio 2004 Alfredo Calvani, dello staff del ministro, chiama Procopio e gli conferma che il bonifico è arrivato.

*Mastella, Clemente/Udeur
Ex democristiano, si presentò insieme a Pierferdinando Casini alla prima udienza del processo per mafia ad Andreotti, a Palermo. Era presente (come testimone di nozze) anche al matrimonio di Francesco Campanella, il mafioso di Villabate che aiutò Provenzano a operarsi a Marsiglia. Ora è ministro della Giustizia: viste le pendenze di molti nel suo partito, un ministro omeopatico.

*Matteoli, Altero/PdL
Il ministro dell’Ambiente è indagato a Genova per rivelazione di segreto e favoreggiamento nei confronti dell’ex prefetto di Livorno: lo avrebbe avvertito delle indagini a suo carico sugli abusi edilizi all’isola d’Elba.
Moffa, Silvano/ PdL
Indagato per corruzione e abuso d’ufficio in una vicenda d’insediamenti industriali a Colleferro. Nel suo collegio Ë stato interdetto.
Nania, Domenico/ PdL
Condannato in primo grado per gli abusi edilizi della sua villa a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia.

*Pili, Mauro/ PdL
Ex presidente della Regione Sardegna, Ë indagato a Cagliari per peculato.

*Pisanu, Giuseppe/ PdL
Democristiano di lungo corso, è stato per anni deputato dc e sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei governi del pentapartito. Nel secondo governo Berlusconi, dopo un’eclissi durata un decennio, torna sulla scena e diventa finalmente ministro: di un nuovo dicastero che si chiama “Attuazione del programma di governo”: una sorta di musiliana “Azione Parallela”. Quando poi il suo collega di governo Claudio Scajola è costretto alle dimissioni (dopo aver definito Marco Biagi «un rompicoglioni»), Pisanu prende il suo posto: ministro dell’Interno.
L’eclissi è causata da una storia che ha a che fare con il Banco ambrosiano. Nell’estate 1981, Pisanu, sardo e amico di Armando Corona (che poi diventerà Gran Maestro della massoneria) conosce in Sardegna il banchiere Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624). L’uomo che fa incontrare Calvi e Pisanu è Flavio Carboni, faccendiere sardo che era in contatto con un imprenditore milanese che voleva fare affari in Sardegna: Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816). Pisanu è il padrino politico di Carboni, che presenta come un «interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione, cioè quella cattolica».
Dichiara Pisanu al magistrato titolare dell’indagine su Calvi e il suo Banco Ambrosiano: «Il Carboni si diceva congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un’ottica di inserimento nella regione del circuito televisivo Canale 5, facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano. Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda, Videolina. Sempre riferendosi all’oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari con il signor Berlusconi non solo con riferimento all’attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato “Olbia 2″. Fin dall’inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate» (Testimonianza Pisanu al pm Dell’Osso).
Poi Carboni ebbe vari guai giudiziari. Girò assegni del Banco Ambrosiano agli usurai della Banda della Magliana. Subì arresti e condanne. Ma almeno fino alla primavera 1982 restò in stretto contatto con Giuseppe Pisanu che, mentre era sottosegretario al Tesoro, si interessò attivamente della vicenda Calvi-Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell’Ambrosiano e la fuga all’estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. L’ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano sull’aereo di Carboni. Poi, il 6 giugno, il sottosegretario risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, dopo che erano ormai filtrate voci sulla drammatica crisi finanziaria che stava attraversando. Pisanu risponde tranquillizzando: la situazione è normale; il sottosegretario non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria in cui versa il Banco Andino, controllato dall’Ambrosiano.
Alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, dichiarerà Angelo Rizzoli (restando però senza conferme): «A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni». Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro. «A causa di fatti incontrovertibili», secondo una dichiarazione del deputato radicale Massimo Teodori al Corriere della sera: «I rapporti strettissimi e continuativi fra Pisanu e Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministro prendeva importanti decisioni sull’Ambrosiano» (Corriere della sera, 22 gennaio 1983).
Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto un ponte di Londra. Pisanu, dopo le sue dimissioni, scomparve per molto tempo dalla scena. Ricompare nel 1994, quando torna in Parlamento e diventa vicecapogruppo dei deputati di Forza Italia: lasciata la Dc, si è schierato con il partito di Berlusconi, ex socio d’affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell’”Attuazione del programma”. Accanto, alle riunioni di governo, ha il più feroce dei suoi accusatori, ai tempi della vicenda Calvi: Mirko Tremaglia.
I sardi sanno che Beppe Pisanu (originario di Ittiri, Sassari) è sempre stato molto riconoscente con compaesani, amici e parenti che lo hanno sostenuto nella lunga carriera politica. E che tiene molto alla carriera dei figli. Ne ha tre. Gigi fa l’avvocato ed è consigliere di Forza Italia al Comune di Sassari. Angelo è oggi nella segreteria nazionale di Forza Italia, dopo essere stato candidato nel 2005 in Lazio nello (sfortunato) listino di Francesco Storace. Alessandra Mussolini, vittima degli spioni provati legati a Storace, ha dichiarato: “Il ministro metta suo figlio a indagare, visto che sta con Storace”.
Il terzo figlio, Gianmario, è partner della multinazionale della consulenza Accenture, coinvolta nell’appalto affidato a trattativa privata a Telecom per la sperimentazione dello scrutinio elettronico in quattro regioni italiane alle elezioni politiche del 9 aprile 2006.
Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l’ottobre 2005, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell’inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio. Il nome di Pisanu padre, che non risulta indagato, è saltato fuori assieme a quello di Pisanu figlio ¬ Angelo ¬ durante l’interrogatorio a Gabriella Ranno, la promotrice finanziaria accusata numero uno dello scandalo: «Il titolare del dicastero dell’Interno si è interessato perché il piano triennale Fideuram andasse a buon fine», ovvero premendo affinché diversi enti regionali accettassero investimenti a tassi favolosi (fino al 20 per cento del capitale speso), in cambio di «incarichi per il cognato, il fratello e il figlio».
Nei dettagli, ha raccontato Ranno, «Angelo Pisanu è stato assunto in Fideuram nel 1998, su mia esplicita richiesta. Il fratello e il cognato del ministro, ho poi saputo, sono entrati nel consiglio d’amministrazione del Cis», il Credito industriale sardo, ora confluito in Banca Intesa. La spartizione dei pani e dei pesci, a detta di Ranno, sarebbe avvenuta a Roma nell’ottobre 1998, prima a casa Pisanu, in un incontro con i figli Angelo e Gigi, poi, la sera, a una cena nel ristorante Il bolognese: «Eravamo io, Andrea Pirastu, Beppe e Annamaria» (Annamaria è la moglie del ministro, già madrina della promotrice finanziaria; Pirastu è l’ex assessore all’Industria). Il tutto alla vigilia della campagna elettorale regionale del 1999, per il cui foraggiamento, secondo le dichiarazioni dell’accusata, «la banca si è avvalsa di fondi che i promotori hanno raccolto in nero e depositato nella nostra sede svizzera di Lugano, da dove poi rientravano in Italia», sotto forma di tangenti «per finanziare Forza Italia».

*Previti, Cesare/ PdL
Avvocato personale di Silvio Berlusconi, ha ereditato l’incarico professionale dal padre, che aiutò il giovane Silvio a fondare la Fininvest, in un turbine di strane società svizzere e di anonime fiduciarie. è dunque uno dei consulenti che conoscono i segreti delle origini di Berlusconi. Nato a Reggio Calabria, crebbe professionalmente nello studio del padre, a Roma. Pur non avendo mai rinnegato le sue origini politiche neofasciste, nel 1994 Berlusconi gli chiese di “scendere in campo” con Forza Italia e lui accettò un posto al Senato prima e un ministero poi.
E’ stato condannato, in appello, a 5 anni per corruzione del giudice Squillante e a 7 anni per corruzione del giudice Metta nel caso Imi-Sir. Berlusconi gli ha affidato la direzione dei “Legionari azzurri”, che dovranno vigilare perchè la sinistra non compia brogli elettorali. Ora sconta la pena agli arresti domiciliari, grazie a una legge su misura.

*Rigoni, Andrea/Margherita
Condannato a 8 mesi in primo grado per abusi edilizi all’Isola d’Elba.

*Romani, Paolo/ PdL
Deputato di Forza Italia fin dal 1994, è coordinatore del partito di Berlusconi in Lombardia ed è stato presidente della commissione parlamentare sulle Comunicazioni e membro della commissione di vigilanza sulla Rai. Ma Paolo Romani è un pioniere delle tv private. A metà degli anni Settanta aveva messo in piedi, con Marco Taradash, Tele Livorno. Era stato vicino a Nichi Grauso, in Sardegna, ai tempi eroici di Videolina. Era diventato editore di Millecanali, rivista specializzata per l’emittenza radiotelevisiva. Negli anni Ottanta aveva lavorato per Alberto Peruzzo al lancio di Rete A. Poi lo aveva chiamato Salvatore Ligresti a guidare Telelombardia, da cui era uscito per mettersi in proprio, con Lombardia 7 Tv. La sua rete aveva acquistato una certa notorietà: produceva un telegiornale, aveva una redazione di cinque giornalisti; ma il programma forte di Lombardia 7 era Vizi privati, strip caserecci condotti da una scatenata Maurizia Paradiso. Con l’ingovernabile Maurizia, Romani finisce per litigare e la leggenda dice che lo scontro sia stato fisico e doloroso.
In politica Romani, che era un giovane liberale, resta folgorato sulla via di Arcore e nel 1994 segue Berlusconi in Forza Italia. È subito eletto deputato. Si trasferisce a Roma, abbandona la tv al suo destino e, almeno formalmente, nel 1996 la cede. Ha venduto davvero? Nel mondo delle private c’è chi ne dubita, chi sussurra di falsa vendita, di accordi di portage. Un giovane giornalista che ha lavorato a Lombardia 7 racconta che almeno fino al 1997 Romani veniva n visita alla tv ed era ancora considerato il «padrone» a tutti gli effetti. E certamente resta, almeno fino al 12 gennaio 1998, legale rappresentante di Lombardia Pubblicità, di cui continua a essere azionista.
Fatto sta che, nel dicembre 1997 i nuovi padroni risolvono a loro modo il problema dei debiti. Smembrano la tv: i debiti li lasciano alla vecchia società, che viene posta in liquidazione e si avvia serena verso il fallimento; la parte sana (con le frequenze) viene invece venduta per circa 3,5 miliardi di lire a una società, Telegestioni srl, controllata dagli stessi venditori. Alla nuova gestione stanno a cuore solo due cose: le frequenze, bene prezioso che prima o poi si vende bene (e infatti nell’estate 2003, le frequenze di Lombardia 7 stavano per essere vendute a carissimo prezzo alla Rai di Flavio Cattaneo e solo l’intervento di Lucia Annunziata, allora presidente della Rai, ha bloccato l’operazione); e la pubblicità, attraverso cui, con un giro di fatture false o gonfiate, si ricavano parecchi miliardi (almeno 81 tra il 1997 e il 2001). Nel 1999 Lombardia 7 fallisce, lasciando debiti per oltre 12 miliardi di lire.
E Paolo Romani? Viene indagato per bancarotta fraudolenta e false fatture. Il pubblico ministero di Monza chiede il suo proscioglimento, perché Romani è uscito dalla società prima che questa precipitasse nel crac. Il giudice preliminare impone però l’imputazione coatta per bancarotta preferenziale: anche lui avrebbe contribuito a mandare in malora la sua tv, anzi sarebbe stato lui a iniziare la valanga, perché prima di lasciare agli amici la patata bollente, tra il 1994 e il 1996 ha prelevato dalle casse della sua tv circa un miliardo di lire, condannandola al fallimento. Scrive il giudice: «Già nel marzo 1994 Lombardia 7 Tv Srl ha accumulato un debito imponente e lotta sostanzialmente per sopravvivere, ricorrendo ai tipici espedienti della società in stato di predecozione, quali il mancato pagamento di tasse e contributi allo scopo di tirare comunque avanti. Pacifica è l’impossibilità per la società di fronteggiare le proprie obbligazioni attraverso gli ordinari strumenti di pagamento. Nonostante ciò, proprio da quel periodo in poi, Romani si fa versare dalla fallita somme tali da consentirgli non solo di recuperare i propri conferimenti, ma anzi da determinare un credito in favore di Lombardia 7 Tv Srl».
L’udienza preliminale termina però con un pieno proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia 7.

*Romano, Saverio/Udc
Sottosegretario al Lavoro, indagato e poi prosciolto nel caso Guttadauro-Cuffaro per mafia e corruzione, è di nuovo sotto inchiesta per concorso esterno a Cosa nostra, dopo le accuse del pentito Francesco Campanella.
Sodano, Calogero/Udc
Senatore della Repubblica. Eletto ad Agrigento. Membro del Ccd (ora Udc), è stato sindaco di Agrigento. Ha subito una condanna definitiva a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali. Con Sodano sono stati condannati a un anno di reclusione anche alcuni suoi ex assessori. Gli imputati, secondo l’accusa, non avrebbero posto in essere né provvedimenti né iniziative per bloccare l’abusivismo edilizio tra il 1991 e il 1998, non solo nella Valle dei Templi, ma in tutta la città. Imputato in un altro processo per irregolaritý urbanistiche in contrada Favara e nella realizzazione di un depuratore, ha cercato, invano, di bloccare il dibattimento appellandosi alla legge Cirami.

*Sterpa, Egidio/ PdL
Deputato di Forza Italia. Dirigente del vecchio Partito liberale, Ë stato condannato a 6 mesi in via definitiva per la tangente Enimont.

*Storace, Francesco/ PdL
Ex presidente della Regione Lazio e poi ministro della Salute, ha dovuto dimettersi perchè coinvolto nello scandalo delle intercettazioni e dello spionaggio illecito ai danni di Piero Marrazzo, Alessandra Mussolini e Giovanna Melandri, suoi avversari alle elezioni regionali del 2005. Per questa vicenda, è indagato anche per associazione a delinquere.

*Visco, Vincenzo/PD
Deputato della Repubblica, ex ministro Ds. Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Pi(TM) lí”ordine di riduzione in pristino dei luoghiî. CioË la demolizione delle opere abusive.

*Vito, Alfredo/ PdL
Deputato della Repubblica, Forza Italia. Eletto in Campania. Noto ai bei tempi della Prima Repubblica come “Mister centomila preferenze” della Democrazia cristiana, ora è parlamentare della Casa delle libertà. Ex impiegato dell’Enel, si buttò in politica, nella Dc, con grande impegno. Si dice che nel suo ufficio elettorale riuscisse a ricevere più di 200 persone al giorno. Il soprannome se lo guadagnò con i risultati elettorali conseguiti nel 1985, 1987 e 1992: fu eletto prima al Consiglio regionale della Campania (con 120 mila voti), poi alla Camera dei deputati (con 160 mila voti) e infine di nuovo al Parlamento (con 104 mila preferenze). Poi arrivò Mani pulite: fu indagato, arrestato e processato per tangenti. Condanna definitiva e 2 anni patteggiati e oltre 4 miliardi di lire restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro di lui anche per concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, sospettando suoi rapporti con la Camorra (fu poi prosciolto).
Dopo le accuse, Alfredo Vito indossò il saio del pentimento: “Torno alla mia famiglia; con la politica ho chiuso”. Scrisse: “Lascio il mio vecchio partito, la Dc, e invito tutti i parlamentari inquisiti a seguire il mio esempio: fatevi da parte, perché solo così si potrà procedere al rinnovamento dei partiti e della classe politica”. Patteggiò la condanna e restituì parte del malloppo. Quei quasi 5 miliardi sono stati impiegati per costruire un parco pubblico alla periferia di Napoli, ribattezzato dalla fantasia popolare “Parco Mazzetta”. Ma non ha mantenuto la promessa di stare lontano dalla politica: ha riallacciato i contatti di un tempo, ha riaperto un ufficio a Roma ed è tornato in attivitý con la Nuova democrazia cristiana (fondata nel 2000 insieme con Flaminio Piccoli). Nel 2001 è stato accolto a braccia aperte nella Casa delle libertà, che lo ha portato in Parlamento.

*Vizzini, Carlo/ PdL
Senatore della Repubblica. Eletto in Sicilia. Palermitano, ex segretario del Psdi, cinque volte deputato (la prima a soli 28 anni), tre volte ministro, è stato responsabile tra l’altro del dicastero delle Poste e di quello della Marina. Nel 1993 è rimasto coinvolto nello scandalo Enimont con l’accusa di aver ricevuto un finanziamento illecito di 300 milioni. Condannato in primo grado, in appello strappa una prescrizione. Fu assolto dal Tribunale dei ministri anche dall’accusa di aver ricevuto mazzette mentre era al ministero delle Poste. Giovanni Brusca ha incluso il suo nome nella lista di politici che la mafia voleva far fuori dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Nel giugno del 1999 Vizzini, amico di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri, è entrato nel Consiglio di presidenza di Forza Italia. Nel 2001 ha vinto il confronto elettorale nel collegio senatoriale di Palermo centro.

*Valentino, Giuseppe/ PdL
Sottosegretario alla Giustizia del governo Berlusconi, è indagato in Calabria in relazione “a condotte attinenti gli interessi della criminalitý organizzata nel settore dei finanziamenti pubblici, degli appalti, delle infiltrazioni nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione”. Il suo nome Ë anche presente nelle indagini sulle scalate bancarie dell’estate 2005, indicato come uno dei politici che erano punto di riferimento per il banchiere Gianpiero Fiorani.

 
 
 
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