“FUMO E ARROSTO”: OPERE MODESTE E INUTILI, SPACCIATE COME “GRANDIOSE” ED INAUGURATE IN “POMPA MAGNA” !!

Sull’ Eliporto e le altre opere, inaugurate sul sito della ex “Sovrana Plastic”, al Pennello di Vibo Marina, Oreste Basile pensa e scrive:

“Sindaco, a Vibo
Marina non c’è davvero
nulla da festeggiare!»
HO letto la reprimenda sul
Quotidiano: colpevolmente
dimenticata, a proposito di
Vibo Marina, del consigliere
comunale, dottore Stefano
Luciano e, poiche il problema
mi riguarda da vicino,
francamente, me ne dolgo.
Non per lui, che assieme all’assessore,
dottore Nicola
Manfrida, sono autentiche
perle, due eccellenze regionali
che, spero, questamera
politica non bruci sul nascere.
L’articolo in questione,
un pugno in faccia ai politici
comunali, l’abbiamo sempre
saputo, manessunodelle
Marinate ha mai avuto il
coraggiodi sviscerareilmalumore
con tanta determinazionee
crudezza.Eraora,
finalmente! Peccato che a
parlarne non sono i sei consiglieri
comunali, compendio
dell’insignificante elettorato
delle Marinate, di costoro,
ho già proferito, meglio
perderli. Sindaco
D’Agostino, se ne serva, ne
faccia buon uso, a noi non interessano
nemmeno
per il referendum
del Comune
Porto Santa
Venere. Così
come non interessa
l’ eliporto
costruito nell’area
retro stante il
Porto, sponsorizzato
come eccellenza
dal fresco
presidente
del Nucleo Industriale,
tant’ è che
per inaugurarlo
alla presenza del
Presidente Scopelliti,
si sono
fatti arrivare 4 ferri vecchi
della protezione civile. Faccio
notare che a tiro di
schioppo esistono eliporto
ed aeroporto. Peccatoche altra
utilissima area portuale
venga sprecata a discapito
delle aziende metalmeccaniche,
uniche attività trainanti
l’economia del nostro territorio,
ora, per mera incapacità
politica, in stato comatoso
e fallimentare. Noi
di Vibo Marina non abbiano
nulla da festeggiare. Così
come non abbiamo intenzione
di parlare del Porto, del
prolungamento della diga
foranea e relativo progetto
in itinere, l’ennesimo, per la
cronaca; delle fantomatiche
navi da crocera, dei fondi europei,
delle opere strategiche
volano di sviluppo per il
territorio, di Vibo Futura
2015, del Pennello, del waterfront
e quant’ altro, tutte
vecchie barzellette. Senza E/
governance, senzaPiano regolatore
del porto, nello
stesso, non può essere battuto
chiodo; così pure il Piano
spiaggia, in assenza, non
può essere aperto ombrellone.
Tutto questo, i politici di
Vibo città lo chiamano turismo,
pardon, industria.
Buon riposo Vibo Comune,
buon viaggio Sindaco della
città dellenebbie, unicocaso
al mondoche vuoI discutere
e pretendere di governare il
Porto da una distanza di 12
km, sembraparadossale ma
è così. E i risultati sivedono,
l’inutile eli porto insegna, a
meno che non procurino altro
alluvione a giustificare
la politica vibonese che ha
partorito adepti che non
parlano, che non vedono e
che non ascoltano;matutto
pretendono. Quello che serve,
per scrollarci di dosso
questa mala politica vibonese,
è l’autonomia amministrativa
e territoriale; lo
hanno capito i nostri padri
nel 1950, non riuscendoci
perpoco, l’abbiamo riproposta
noi il 24novembre 2010,
intendendo il diritto d’iniziativa
legislativa popolare
al Consiglio regionale. Una
orrida pagina politica, la nostra,
lunga oltre 150 anni,
da cancellare al più presto
attraverso la mobilitazione
della società civile, per restituire
e dare dignità ad una
popolazione di 10.000 anime
che è stata abbandonata
dal comune e, nel con tempo,
dare prestigio alla Provincia
che rischia l’abolizione.
La logica degli arroccati poteri,
quello massonico per
intenderci e quello politico,
oggi pagano un
caro prezzo: la
secessione e il
successivo accorpamento
alla
città di Pizzo, e
perche no, Briatico.
Da oggi non
più lamentele o
sentenze pessimistiche
nei confronti
della politica
vibonese, ci
lascino in pace: l’
idrorepellenza è
di gran lunga
superiore alla
paventata coesione
sociale
avanzata in questi ultimi
tempi da codesti montanari
che da più secoli sbriciolano
e mortificano le competenze,
i valori e le speranze d’intere
generazioni marinare.
Il nostro, è un altro mondo,
un altro modo di agire e di fare,
non compatibile, perciò,
è giunto il momento di dire
basta! Un piccolo tesoro baciato
dal Tirreno, Vibo Marina,
lo definisce il dottore Luciano,
relegato ai margini
della vita politica-istituzionale
vibonese, ridotto a
squarcio di terramare cui
incontrastato domina il
caos, la nullafacenza ed ora
anche la miseria. La colpa di
ciò che accade nelle Marinate
è nostra, certamente, non
c’è bisogno della zingara,
ma soprattutto delle precedenti
generazioni che si sono
bruciate vendendo anima
e corpo agli scaltri politici
vibonesi, che non hanno
saputo capirci e che non
hanno voluto comprendere i
nostri . bisogni, limitandosi
a criticare. Nelle Marinate,
questo, è il quadro strappato
che emerge. Ora, quello che
serveper toglierci levecchie
generazioni che non aiutano
più, è il riaccendere il fuoco
dell’ amor patrio nei cuori
delle nuove classi giovanili,
e infondere amore verso il
proprio territorio, interloquendo,
ponendoci delle domande,
per darci l’univoca
risposta: autonomia.
Oreste Basile
promotore Comitato POrto Santa VEnere.

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