LA CRISI ECONOMICA “OSSERVATA” DAL MIO AMICO, DOTT. MIMMO NASO, ESPERTO CONSULENTE ECONOMICO E COMMERCIALISTA !! CONDIVIDO TUTTE LE SUE CONSIDERAZIONI, CHE RISPECCHIANO, MA MEGLIO ESPOSTO, CIO’ CHE HO QUI SCRITTO MESI ADDIETRO.

LA GRAVE CRISI ECONOMICA, POLITICA E SOCIALE.

La grave crisi economica che stiamo attraversando ha avuto origine negli Stati Uniti d’America dove, negli anni 2007 – 2008, le speculazioni finanziarie hanno raggiunto livelli estremi; all’economia reale di produzione dei beni si è affiancata una esagerata economia della “carta”.
I grandi produttori di beni e di servizi per poter vendere i loro prodotti hanno incentivato oltre misura l’indebitamento da parte dei consumatori.
Le banche e le società finanziarie hanno assecondato questa esagerata esaltazione del consumismo concedendo montagne di mutui e finanziamenti anche a persone insolvibili ( i famosi mutui sub prime) per l’acquisto della casa, per l’acquisto della mobilia, per l’auto, per la vacanza ecc.
Le banche, a loro volta, per procurarsi i capitali necessari per soddisfare la crescente domanda di finanziamenti hanno emesso montagne di titoli di credito.
Questi titoli definiti a buon motivo “spazzatura”, in quanto emessi a fronte di mutui e finanziamenti di dubbia esigibilità, hanno invaso le banche di mezzo mondo e, in gran parte, dalle banche sono finiti anche nei portafogli di ignari risparmiatori che a un certo punto si sono ritrovati in tasca titoli diventati carta straccia e hanno visto svanire così i loro sudati risparmi.
Le difficoltà finanziarie di alcune grandi banche e società americane, che avevano posto in atto le suddette operazioni speculative, hanno coinvolto a macchia d’olio l’economia mondiale. Inoltre, la grande offerta sul mercato delle abitazioni pignorate ai cittadini che non riuscivano più a pagare i mutui contratti, hanno fatto crollare il prezzo degli immobili e molte società di costruzioni edili sono fallite.
Anche alcune grandi banche e importanti società finanziarie sono andate in fallimento (Lheman Brothers ecc.) licenziando migliaia di dipendenti.
Sono state registrate pesanti perdite di posti di lavoro che hanno fatto diminuire la capacità di acquisto dei consumatori con conseguente diminuzione della domanda di prodotti e di servizi. Ciò ha comportato, e comporta tuttora, riduzione della produzione con conseguente perdita di ulteriori posti di lavoro.
Gli effetti di questa grave crisi economica statunitense si sono propagati in molti paesi del mondo e in modo particolare in Europa. I problemi economici si sono maggiormente accentuati in alcuni paesi come Belgio- Irlanda – Portogallo – Grecia – Spagna e Italia che si sono trovati in grave difficoltà finanziarie a causa dei rispettivi debiti pubblici molto alti e non adeguati agli indici delle rispettive economie interne. Esempio emblematico quello della Grecia che ha accumulato un debito pubblico vicino al 200% della produzione interna e i cui titoli sono ormai considerati a buon motivo “titoli spazzatura”, con conseguenti pesanti perdite per i risparmiatori e per le banche che hanno in portafoglio questi titoli. Sulla scia della Grecia si trovano anche il Portogallo e la Spagna.
Anche l’Italia, dopo decenni di politica economica caratterizzata da spese incontrollate, da un tenore di vita superiore alle nostre possibilità, da un elevato numero di baby pensionati, da una miriade di Enti inutili, da una casta politica con trattamenti economici e privilegi di gran lunga superiori a quelli della media europea e, non ultime, dalle continue ruberie del denaro pubblico, ha scoperto di trovarsi sull’orlo della bancarotta.
In molti anni di politica economica “allegra” il debito pubblico nel nostro Paese ha raggiunto la ragguardevole cifra di 1.920 miliardi di euro, il 120% della produzione lorda; ciò significa che ogni italiano, compresi i neonati, ha sulle spalle un debito di quasi € 33.000.
Come dire una famiglia con una entrata annua di 100, con la quale deve provvedere a pagare tutte le spese di un anno, ha accumulato negli anni un debito di 120 sul quale deve inoltre pagare gli interessi passivi; ad una famiglia così messa non so quanti sarebbero disposti a concedere ulteriore credito.
Purtroppo è quello che sta succedendo all’Italia, i titoli del debito pubblico vengono venduti ai risparmiatori e agli investitori istituzionali con sempre maggiore difficoltà e a tassi sempre più elevati, ciò fa aumentare ulteriormente i costi per gli interessi da pagare e crea ulteriori squilibri tra le entrate e le uscite del bilancio statale.
Per tanto tempo ci siamo cullati che i nostri conti erano a posto, perché così era stato fatto credere. La triste realtà venuta a galla è quella che stiamo vivendo.
E’ chiaro che si doveva intervenire prima per evitare di creare una situazione di così grave disagio economico. Un saggio proverbio popolare dice che il risparmio va fatto fin quando c’è ancora olio nella “giara”, quando l’olio è finito e si vede il fondo il risparmio non serve più.
In questo contesto di grave situazione finanziaria il Governo ha cercato di correre ai ripari varando, nel corso dell’anno 2011, ben quattro manovre finanziarie con lo scopo, da un parte, di tagliare le astronomiche spese della Pubblica Amministrazione e del costo della politica e, dall’altra, di recuperare maggiori entrate cercando nel contempo di snellire la farraginosa macchina burocratica dello Stato e agevolare le nuove iniziative produttive.
Nella realtà molti provvedimenti sono rimasti sulla carta e non hanno trovato ancora attuazione pratica, come ad esempio quello dell’abolizione dei numerosi enti inutili, della reale unificazione degli Enti previdenziali (Inps – Inail – Enpals ), dell’abolizione delle Province e dall’accorpamento di alcuni servizi nei comuni più piccoli.
Anche i tagli di spesa dei Ministeri e dei costi della politica nella realtà sono rimasti sulla carta e ai gravi sacrifici economici imposti ai cittadini per salvare il Paese dalla bancarotta
non hanno fatto seguito i tagli ai privilegi della casta politica.
Questa grave situazione ha costretto l’attuale Governo a varare l’ulteriore manovra dal titolo ben augurante di “salva Italia” che contiene pesanti provvedimenti sul fronte dell’aumento della pressione fiscale e sul sistema pensionistico.
I provvedimenti varati dal Governo comporteranno un maggiore esborso per ogni famiglia di oltre € 1.500 all’anno e ciò significherà una ulteriore diminuzione dei consumi di beni e servizi, una ulteriore diminuzione della produzione e la conseguente perdita di ulteriori posti di lavoro. C’è il rischio reale che il nostro Paese vada incontro a un periodo di grave recessione economica dalla quale difficilmente si riuscirà a venire a galla.
Purtroppo non sarà facile far ripartire l’economia del Paese se non si riuscirà prima di tutto a far riacquistare ai risparmiatori la fiducia nei titoli di Stato.
Per noi calabresi ai problemi economici nazionali si aggiungono quelli regionali a causa di un pesantissimo deficit accumulato negli anni passati nella gestione del servizio sanitario. La cosa assurda è che la mancata tenuta di una corretta contabilità ha costretto la Regione a rivolgersi e a pagare una società esterna per quantificare la reale entità dei debiti accumulati.
Per fronteggiare il grave dissesto finanziario la regione Calabria : ha introdotto il ticket sanitario, ha aumentato l’addizionale regionale Irpef al 2,03 , in Lombardia è 1,23%,
ha aumentato l’Irap al 4,97%, in Lombardia è 3,90%, ha aumentato il bollo delle auto del 20% e ancora carburanti più cari e assicurazioni più care.
Tutto ciò a fronte di una Pubblica Amministrazione inefficiente, carenza di infrastrutture e un servizio sanitario che, nonostante le spese esorbitanti, in molti casi si è rivelato un triste servizio di “malasanità”.
Questa grave crisi economica ha causato anche una grave crisi politica con una caduta verticale del consenso da parte dei cittadini nei confronti dei partiti tradizionali accentuata dai recenti scandali emersi nella gestione dei fondi erogati dallo Stato agli stessi partiti.
I cittadini sono stati chiamati a sopportare pesanti sacrifici per fare fronte al massiccio aumento della imposizione fiscale e restano davvero indignati nel dovere constatare che nessun taglio significativo è stato imposto alla casta politica, che i preventivati tagli alla spesa pubblica non hanno dato ad oggi i risultati sperati e che lo sperpero del denaro pubblico continua
Bisogna, purtroppo, prendere atto che l’iniziale entusiasmo e i larghi consensi che si erano creati attorno alla figura del premier Monti e del suo governo si è andato via via scemando di fronte all’acuirsi dei problemi economici e sociali e alla difficile risoluzione degli stessi. Si torna con i piedi a terra e si scopre che l’equilibrio del bilancio statale è difficile da raggiungere che lo spread è rimasto sempre alto e la disoccupazione continua a salire.
E’ deprimente osservare che, mentre la nave rischia di andare a fondo, i partiti continuano con i loro tradizionali giochi di potere senza preoccuparsi tanto di affrontare i reali e gravissimi problemi della collettività.
La crisi da economica sta diventando sempre più “crisi sociale” mettendo a dura prova le basi fondamentali del vivere civile. Abbiamo assistito in molti paesi a violente manifestazioni che a partite dalla Spagna con gli “indignados” si sono propagati poi in altri Paesi specialmente in Grecia dove la reazione popolare è stata quanto mai violenta; sono state assaltate le banche e distrutti numerosi negozi.
Purtroppo le numerose perdite di posti di lavoro e gli eccessivi indebitamenti hanno impoverito una larga fascia sociale. Nelle grandi città si registra un massiccio afflusso di gente disperata alle mense dei poveri e, inoltre, cosa molto più grave, abbiamo dovuto prendere tristemente atto di un numero crescente di suicidi di persone sopraffatte dai debiti e dalla perdita del posto di lavoro.
La crisi ha comportato tagli al servizio sanitario, alle pensioni, al sociale, colpendo maggiormente i ceti più deboli.
Molti vivono con il terrore della perdita del posto di lavoro e tale pericolo non incoraggia certo i consumi. Ci sono poi i giovani che il posto di lavoro non l’hanno mai avuto e non riescono proprio a trovarlo. E’ proprio triste per un giovane, dopo anni di studi e sacrifici, non riuscire a inserirsi nel contesto sociale e vivere senza prospettive future.
Non si sa quando e come si uscirà da questa crisi. Di certo per salvare i paesi europei in difficoltà necessita un intervento convinto da parte della Comunità Europea con una politica comune per la gestione dei debiti dei paesi più a rischio, mediante l’emissione da parte della Banca Centrate Europea dei tanto attesi Eurobond a tassi contenuti e con tutte le garanzie necessarie per convincere i risparmiatori a comprarli.
L’Italia è davanti a un bivio o ci sarà una vera presa di coscienza e una nuova coesione di tutte le forze politiche e sociali del paese per affrontare seriamente la crisi o ci sarà il rischio concreto di un fallimento generale.
Domenico Naso

 

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2 risposte a LA CRISI ECONOMICA “OSSERVATA” DAL MIO AMICO, DOTT. MIMMO NASO, ESPERTO CONSULENTE ECONOMICO E COMMERCIALISTA !! CONDIVIDO TUTTE LE SUE CONSIDERAZIONI, CHE RISPECCHIANO, MA MEGLIO ESPOSTO, CIO’ CHE HO QUI SCRITTO MESI ADDIETRO.

  1. Stephen. ha detto:

    Vorrei stabilire in materia economica e politica e giuridica, un potenziale carteggio.
    In attesa di contatti confidenziali lascio la mia mail,e porgo i piu’ cordiali saluti.
    ullmanstephen@yahoo.it

    • nicolaconocchiella ha detto:

      Salve Sig. Stephen,
      Le rispondo con piacere.
      Anzitutto, chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo, ma non riuscivo più a trovare il Suo gradito commento.
      Concordo con Lei per quanto riguarda lo sconsiderato e incosciente comportamento dei “politicanti”
      italici, poichè se siamo in questa grave situazione è anche loro colpa.
      La colpa principale, però, sono convinto sia delle “lobbies” economicofinanziarie mondiali e dei loro
      managers spregiudicati che, con i loro gravi errori di gestione hanno causato le ingenti perdite che
      hanno innescato l’attuale crisi economica e sociale !!Come Le sarà ben noto, l’Italia era il Paese
      primo al Mondo per il risparmio: questo, purtroppo, oggi non c’è più, poichè la “crisi” lo ha….
      fagocitato, gettando sul lastrico, milioni di Cittadini economicamente più deboli.
      Cordiali Saluti
      nicola conocchiella

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